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Paradosso-Polonia, perchè Varsavia dice no all'Europa a due velocità.

E' il Paese che piu' ha beneficiato degli aiuti europei, ma oggi non vuole restare esclusa dal gruppo dei Paesi piu' forti.

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Paradosso-Polonia, perchè Varsavia dice no all'Europa a due velocità.

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E’ un’ Europa in piena crisi d’identità quella che si appresta a celebrare i sessant’anni dei Trattati di Roma. Tutto e’ iniziato con sei Paesi, oggi sono 28, meno 1. Dopo l’uscita della Gran Bretagna, l’idea stessa della costruzione europea viene messa in discussione. E’ in questo contesto che nascono le tensioni tra Bruxelles e Varsavia, tentata di rimettere tutto in discussione.

Il primo ministro polacco, Beata Szydlo, resta ancora oggi sulle sue posizioni: “L’Europa deve restare una, indivisibile e forte della forza di tutti gli Stati sovrani che fanno parte dell’Unione. Creare divisioni artificiose, sostenere il progetto delle diverse velocità – ha aggiunto – non produrrà gli effetti sperati. Porterà solo alla rottura dei nostri legami di cooperazione invece di renderli piu’ stretti”

Perorare la causa dell’unità europea dopo essersi opposto alla rielezione del polacco Donald Tusk alla testa del Consiglio Europeo, fino a rifiutare di firmare il documento conclusivo del Consiglio dei Capi di Stato, mette la Polonia in una posizione paradossale.

Dopo il colpo di scena del 10 marzo scorso, Varsavia, appoggiata dai Paesi del Gruppo di Visegrad (l’Ungheria di Orbàn, la Slovacchia e la Repubblica Ceca) continua a sfidare Bruxelles e minaccia di non firmare la dichiarazione finale del summit di Roma,.

Per Varsavia si tratta, prima di tutto, di non rischiare di perdere la leva finanziaria europea che ne ha fatto un Paese dai tassi di crescita record.

Tra il 2007 e il 2013 la Polonia ha beneficiato di 81,5 miliardi di euro di aiuti europei. Con gli 82,5 miliardi di euro previsti tra il 2014 e il 2020, è il Paese che percepisce piu’ fondi davanti alla Spagna e alla Francia, per un’ammontare totale che supera lo stesso bilancio annuale statale pari a 80,2 miliardi di euro nel 2014.
Sebbene i contributi finanziari dell’Unione agli Stati membri venagno assegnati solo in parte in ragione di un principio di proporzionalità (a contare sono anche le possibilità contributive dei singoli Stati) nel 2015 Varsavia ha versato nelle cvasse dell’Unione solo 3,7 miliardi di euro.

Il risultato è andato a tutto vantaggio della Polonia.

Tra il 2004 e il 2013, infatti, il PIL polacco è raddoppiato passando da 234 a 486 miliardi di euro. La crescita è stata del 3,5%, mentre la disoccupazione è scesa di ben 10 punti.

“https://europa.eu/european-union/about-eu/countries/member-countries/poland_it”

Ma l’opposizione interna, sostenuta dalle istituzioni europee, protesta contro la deriva autoritaria del potere di Varsavia che controlla sempre di piu’ i media e il sistema giudiziario. Il partito al governo ha tutto l’interesse ad allontanarsi dal controllo di Bruxelles anche se rischia di trovarsi escluso dal club dei Paesi piu’ forti.

Secondo Jacek Kucharczyk, presidente dell’Istituto di Affari Pubblici di Varsavia, “Il rischio geopolitico è che torneremo ad essere membri dell’Europa centrale, una specie di zona grigia tra la “vera Europa” e “l’impero russo” e che ci troveremo nuovamente in una posizione da cui abbiamo cercato di fuggire per 25 anni, da quando è crollato il regime comunista”

Di certo se la Polonia firmerà la dichiarazione conclusiva del summit di Roma, sarà anche grazie a un testo generico e non vincolante, che avrà l’effetto di rimandare la resa dei conti.