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Fermate a Birmingham otto persone per l'attentato di Londra


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Fermate a Birmingham otto persone per l'attentato di Londra

Otto persone sono state fermate dalla polizia britannica in relazione all’attentato di ieri a Londra. Gli arresti sono statti compiuti a Birmingham, nella capitale e in altre zone del paese.
Lo ha dichiarato oggi il Premier Britannico Teresa May durante una conferenza stampa.

Rivisto anche il bilancio delle vittime, 4 in tutto, tre più l’attentatore. Dei 27 feriti trasportati in ospedale, sette sono in condizioni critiche.

Si conosce la nazionalità di alcuni di loro. Tra i feriti ancora in ospedale, secondo quanto riferisce la premier, ci sarebbero 12 cittadini britannici, 3 minori francesi, 2 cittadini romeni, 4 sud coreani, un tedesco, un polacco, un cinese, un americano, due greci.

Non si conosce ancora l’identità dell’attentatore, ma la premier May ha rivelato che si tratta di un uomo di nazionalità britannica, già noto al controspionaggio dei servizi segreti inglesi del MI5, ma non sottoposto alle attenzioni nel quadro di inchieste recenti. Arriva la conferma del governo, dunque, sulla matrice estremista-islamista dell’attentato, ma l’uomo avrebbe agito comunque da solo cpme confermato anche da Scotland Yard.

“Centinaia di investigatori hanno lavorato per tutta la notte – ha dichiarato in mattinata Rowly – Le indagini continuano a Bimingham, a Londra e in altre località. Restiamo del parere che l’autore dell’attacco abbia agito da solo, ispirato dal terrorismo internazionale. Al momento non abbiamo informazioni specifiche relative ad altre minacce”.

La città di Birmingham pare essere lo scenario in cui è maturato l’attacco al ponte di Westminster. Qui infatti sarebbe stata presa a noleggio l’autovettura utilizzata nell’attentato. Birmingham, seconda città del paese, è inoltre considerato un vivaio per l’islam radicale. Uno dei responsabili degli attacchi a Bruxelles dell’anno scorso, si trovava qui qualche mese prima dell’ondata di attentati.

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Le prime pagine della stampa britannica il giorno dopo l'attacco