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Battaglia di Mosul: il dramma umanitario degli sfollati


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Battaglia di Mosul: il dramma umanitario degli sfollati

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Dopo cinque mesi di scontri a Mosul, i residenti della città irachena continuano a fuggire a Isil o ai combattimenti in cui si trovano spesso presi fra due fuochi.

Dall’inizio della battaglia di Mosul, lanciata il 16 ottobre, sono ormai 350 mila gli sfollati, secondo il ministero dell’immigrazione iracheno.

Uno di loro, Abdullah, riassume così la sua traumatica esperienza: “Siamo stati tirati fuori dalle macerie. La mia casa è crollata e io sono stato tirato fuori dalle macerie. C‘è distruzione dappertutto”.

Il flusso maggiore al momento giunge dalla parte ovest della città, dove è in corso l’offensiva. Finora da lì sono fuggite 181 mila persone.

Ma una volta arrivati nei campi, i profughi scoprono che non c‘è spazio per loro. Nell’attesa che l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati ne costruisca di nuovi, alcuni vengono accolti in moschee provvisoriamente riadattate.

Alcuni dei civili provenienti dalla parte est di Mosul hanno deciso di tornare a ricostruire le loro case, ormai ridotte in macerie. Samira, una madre di famiglia, dice fra i detriti e la polvere: “Sono felice che siamo stati liberati. La nostra casa è stata distrutta dai bombardamenti. È il prezzo che abbiamo dovuto pagare”.

Un altro residente, nell’atto di ricostruire la sua casa, spiega il perché lo faccia mentre in sottofondo si sentono i colpi dell’artiglieria: “Naturalmente i combattimenti continuano qui vicino, ma dove possiamo andare? Ci sono poche case. Dobbiamo ricostruire le nostre. Per ora costruiamo delle abitazioni temporanee”.

Un inizio di ritorno alla vita in una città che rischia di essere martoriata dagli scontri fra le forze irachene e Isil ancora per diverse settimane.