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Paesi Bassi, il liberale Mark Rutte sbarra l'avanzata del populista Geert Wilders


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Paesi Bassi, il liberale Mark Rutte sbarra l'avanzata del populista Geert Wilders

L’Europa tira un sospiro di sollievo. Nei Paesi Bassi niente ascesa dei populisti di Wilders battuti dai liberali di destra del premier uscente Mark Rutte. Il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia ha conquistano 32 seggi su 150 in Parlamento.

19 seggi per il Pvv, il partito anti-Islam e anti-Ue di Geert Wilders, fino a qualche settimana fa in testa ai sondaggi. 19 seggi anche per i democristiani (Cda) e per i liberali di sinistra D66. Successo storico per il partito ecologista olandese GroenLinks guidato dal trentenne Jesse Klaver, considerato il “Justin Trudeau” olandese. Accreditato di 16 seggi, il partito ecologista ha quadruplicato il suo risultato rispetto a 5 anni fa, con i laburisti del Pvda quasi annientati a soli 9 eletti e con i socialisti radicali dello Sp a 14, diventa il partito della sinistra più votato per la prima volta nella storia della politica olandese.

“Che festa per la democrazia vedere tanti elettori alle urne per esprimere il proprio voto, non accadeva da anni”. Queste le parole a caldo del premier olandese Mark Rutte commentando l’affluenza alle urne dell’82%, nel primo discorso dopo la vittoria elettorale. Rutte, apparso visibilmente emozionato, ha ricevuto la telefonata del Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker che si è congratulato per la vittoria: “un voto per l’Europa, un voto contro gli estremisti” ha detto Juncker.

Intanto il grande vincitore in queste consultazioni è stata l’affluenza. Alle urne si è recato l’82% degli oltre 12 milioni di aventi diritto. Nel 2012 l’affluenza finale era stata del 65% e del 75% nel 2006.

Un risultato che dimostra come l’UE possa tenere anche di fronte all’avanzata del populismo nato dalla Brexit, e rafforzato dall’elezione negli USA del repubblicano Donald Trump. A dare una sferzata al premier uscente Rutte è stato, secondo molti analisti, lo scontro con la Turchia nell’ultimo week-end di campagna elettorale. Rutte ha dato prova di essere un leader fermo nelle proprie azioni di fronte alle accuse del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan che, dopo aver dato della ‘nazista’ alla Germania della Merkel, aveva accusato i Paesi Bassi di essere responsabili del massacro di Srebrenica.

Intanto incassa la sconfitta Wilders che da anni ha fatto del nazionalismo e della lotta contro l’Islam i suoi cavalli di battaglia. Il leader populista olandese, era riuscito a sedurre in campagna elettorale un numero sempre maggiore di elettori, promettendo di ridare ai Paesi Bassi quell’autonomia ora offuscata dalla burocrazia di Bruxelles.

Test superato per il Paese e per l’UE, anche in vista delle elezioni presidenziali in Francia ad aprile e delle politiche di settembre in Germania. Il Premier si riconferma candidato al terzo mandato, ma ha davanti mesi di trattative per formare una coalizione di governo.

Rutte, difensore a oltranza delle leggi del mercato, ha dovuto imporre grandi tagli alla spesa, che gli sono costati una pioggia di critiche per le misure di austerità chieste da Bruxelles. Ha dovuto fare valere tutte le sue doti diplomatiche per superare una crisi fra Amsterdam e Mosca, dopo l’arresto di un diplomatico russo nei Paesi Bassi e l’aggressione di un diplomatico olandese in Russia. Altro momento di difficoltà il 17 luglio del 2014, con l’abbattimento dell’aereo di Malaysian Airlines sui cieli dell’Ucraina. A bordo viaggiavano 298 passeggeri, 196 dei quali erano olandesi e gli altri di una decina di Paesi; non ci furono sopravvissuti.

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