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I bambini e la guerra. Il caso della Siria nel rapporto di Save the children


Siria

I bambini e la guerra. Il caso della Siria nel rapporto di Save the children

La guerra civile in Siria è cominciata nel 2011. Da allora, 5,8 milioni di bambini vivono sotto i bombardamenti.

Nel paese mediorientale 3 milioni di bambini non hanno mai conosciuto altro che la guerra.

Secondo il rapporto Ferite invisibili, pubblicato dall’organizzazione Save the children , un bambino su quattro rischia conseguenze devastanti sulla salute mentale.

Attraverso testimonianze e interviste, il rapporto mette in luce l’impatto psicologico del conflitto sui bambini.

La paura delle bombe

Una delle più grandi paure dei bambini che vivono ancora in Siria è proprio quella delle bombe: basta il rumore di un aereo che passa o delle grida per generare terrore nei bambini, anche una porta sbattuta dal vento può provocare reazioni di panico.

Molti minori soffrono di incubi notturni e hanno difficoltà ad addormentarsi per il terrore di non svegliarsi più. Si assite dunque a una mancanza cronica di riposo, estremamente pericolosa per la salute psicofisica e che può portare anche alla malattia psichiarica.

La fine precoce dell’infanzia

Bambini che non hanno più punti di riferimento, che hanno perso i propri cari, che non possono andare a scuola e che devono trovare il modo per sopravvivere diventando improvvisamente adulti per sfuggire alla povertà.

In violazione delle leggi internazionali sui diritti umani, molti bambini – in particolare i maschi – vengono reclutati da gruppi armati.

Le bambine sono spesso costrette a matrimoni precoci, un fenomeno in crescita in molte aree del paese. Spesso sono i genitori stessi ad obbligarle al matrimonio, non potendo più occuparsi di loro, e pensando di tenerle in questo modo lontane dal rischio di violenze sessuali. Alcune tentano il suicidio pur di evitare di finire in spose a uomini che non vogliono.

Dov‘è finito il futuro?

La mancanza di istruzione è una delle più grandi paure dei bambini e l’impossibilità di andare a scuola crea loro grandi problemi oltre che nell’apprendimento, anche nella socializzazione: dall’inizio del conflitto sono più di 4.000 le scuole che sono state attaccate, circa due al giorno.

Una scuola su tre è danneggiata da bombe o è stata trasformata in rifugio per sfollati e circa 150.000 tra insegnanti e personale educativo, hanno lasciato il Paese. Le scuole che rimangono in piedi continuano ad essere obiettivi di attacchi indiscriminati e la maggior parte dei bambini e degli adolescenti non può frequentarle.

I piccoli profughi

Sono 2,3 milioni i bambini che hanno abbandonato il paese in cerca di sicurezza e aiuto, fuggendo per la maggior parte nei paesi limitrofi: Turchia, Giordania, Libano e Iraq. Questi bambini hanno subito forti traumi e la maggior parte di loro sono stati testimoni di violenze estreme che li hanno costretti a fuggire.

La prima causa di stress è rappresentata dalle difficilissime condizioni economiche in cui si trovano le famiglie sfollate: molti adulti non riesco a fare lavori legali in conseguenza del loro status di rifugiati, che impedisce loro anche di accedere a scuole e strutture sanitarie e li fa vivere in una sorta di limbo.

Uno studio condotto tra i rifugiati in Turchia, ad esempio, mostra come il 45% dei bambini sfollati in questo paese soffra di disturbi traumatici da stress (un dato10 volte più alto rispetto alla media mondiale) e il 44% di loro soffre di depressione.