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È l’isola dove si narra sia nata Afrodite, ma la storia moderna di Cipro non è stata segnata dall’amore, ma da tanta violenza, finché l’isola non si è ritrovata divisa su base etnica, un nord turco e un sud greco, nel 1974. Ma tutto potrebbe cambiare. A gennaio hanno preso nuovo slancio i colloqui per l’unificazione sotto l’egida dell’Onu, con la ripresa dei negoziati diretti fra i due leader dell’isola divisa, anche se da allora c‘è stata qualche battuta d’arresto. Obiettivo finale: riunificare Cipro in base a un accordo di tipo federale.

La posta in gioco? Compensazioni per le decine di migliaia di persone costrette ad abbandonare terreni e proprietà su entrambi i lati, la condivisione del potere nella futura federazione, e naturalmente la sicurezza, cioè il futuro di circa 30 mila soldati turchi di stanza a Cipro nord. Punto che ha rappresentato finora il maggiore ostacolo.

Il nostro inviato a Cipro ha sondato le opinioni di greco e turco ciprioti su una possibile riunificazione. Alcuni non sono pronti, non lo sono ora e non lo saranno mai; altri vogliono solo la pace e l’idea di condividere il potere non li disturba. Se i colloqui di pace dovessero andare a buon fine, in ogni caso sarà poi organizzato un referendum su entrambi i lati dell’isola.

Nell’intervista che segue il servizio di Hans von der Brelie, sentiamo i preziosi commenti di un’analista della politica di Cipro, Fiona Mullen.

E poi, ci chiediamo ancora: che cos’hanno da guadagnare i ciprioti? Be’, per cominciare la pace, ma anche opportunità di business e un’economia più forte. Perché? Perché quest’isola, che si trova al largo delle coste di paesi in crisi come Turchia, Siria, Libano e Israele, è un faro di stabilità. Dispone di meravigliosi siti turistici, alcuni dei quali non ancora sfruttati, riserve di gas off shore inesplorate, una forza lavoro istruita… eppure gli investimenti stranieri diretti sono quasi inesistenti. Per sapere di più sui vantaggi economici di una Cipro unificata, guardate il reportage di Valérie Gauriat.