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Giovane, talentuoso, e... ottimista


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Giovane, talentuoso, e... ottimista

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Euronews ha avuto il privilegio di assistere alla prima prova in costume con orchestra di “Fantasio” di Offenbach, al Théâtre du Châtelet di Parigi, e di incontrarne il giovane regista, a cui è stato anche chiesto: “È ottimista sulle sorti della cultura?”

“Le darò una risposta “da normanno”, venendo io dalla Normandia: sì, e no. Mi spiego. Sì, sono ottimista perché penso che più continuiamo a stare davanti ai nostri schermi, più rimaniamo in questo ‘simulacro’ di relazione, coi social network, gli smart phone, Internet etc, più avremo bisogno di essere in un teatro, insieme, nello stesso luogo, nello stesso momento, e questa è LA soluzione necessaria oggi.

“Dunque, i teatri di prosa e lirici saranno pieni, gli spettacoli dal vivo saranno presi d’assalto, e del resto lo sono da duemilacinquecento anni, e se non ci fosse una reale necessità dietro tutto ciò sarebbero scomparsi. Eppure ci sono ancora!

“Ma, allo stesso tempo, quello che non capisco è che siamo in un’epoca tormentata, fatta di divisioni, e la divisione viene sfruttata come strumento politico, e questo è pericoloso; io intendo ‘politico’ nel senso nobile del termine, dalla parola greca ‘polis’, la città, dunque l’unità… Ma le cose non stanno così.

“Ora, la cultura, che è veramente lo strumento per vivere insieme, ma anche ciò che dà significato… due cose che oggi brillano per la loro assenza: il significato non c‘è più, il futuro è incerto, ed è questo che crea angoscia… Io non riesco a capire perché politicamente non ci sia uno slancio culturale che permetta di comporre tutte queste divisioni. Sono convinto che la cultura, e l’intelligenza, possano salvare il mondo, lo credo davvero! Per questo resto ottimista.”

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