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Brexit: la questione irlandese


Redazione di Bruxelles

Brexit: la questione irlandese

La Brexit non stravolgerà gli equilibri tra Irlanda e Regno Unito. Nell’incontro con il primo ministro irlandese giovedì Juncker ha affermato che l’Unione europea lavorerà per mantenere le frontiere permeabili nel nord dell’Isola e garantire il processo di pace.

“Non vogliamo confini rigidi tra Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda”, ha chiarito il Presidente della Commissione europea. “Vogliamo che l’accordo del Venerdì Santo non sia messo a rischio e vogliamo che le frontiere terrestri siano più aperte possibili. Perché queste non sono solo sfide irlandesi ma sono sfide europee” .

Quello tra l’Irlanda del nord e la repubblica d’Irlanda è l’unico confine fisico tra il Regno Unito ed il resto dell’Unione europea. I controlli alle frontiere sono ridotti al minimo in virtù di un accordo tra i due Paesi. Un ritorno ai controlli doganali potrebbe dunque danneggiare gli scambi commerciali. Il primo ministro irlandese, Enda Kenny, ha inoltre reso nota la volontà di rispettare i termini dell’accordo del venerdì Santo alla conclusione dei negoziati sulla Brexit “dal momento che l’Europa ha sostenuto notevolmente il processo di pace.”

Dal 1995 ad oggi l’Unione europea ha stanziato 1.3 miliardi di euro in programmi di pace per far fronte ai problemi causati dal conflitto nell’Irlanda del nord. I programmi mirano a creare una società pacifica e stabile attraverso coesione sociale, sviluppo economico ed istruzione.

L’obiettivo è quello preservare l’Accordo di pace, siglato nel 1998 a Belfast per porre fine al conflitto tra i sostenitori della Corona britannica ed i nazionalisti che aspiravano al ricongiungimento con la Repubblica d’Irlanda.

Redazione di Bruxelles

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