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I voli europei che portano gli aiuti nel cuore del Congo


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I voli europei che portano gli aiuti nel cuore del Congo

I conflitti per il controllo delle risorse e le violenze inter-etniche nella Repubblica Democratica del Congo hanno creato una delle crisi umanitarie più lunghe e complesse della storia. L’accessibilità alle zone critiche è tra gli ostacoli per reagire alle emergenze. Qui le infrastrutture sono ridotte al minimo e spesso controllate dalle milizie.

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Echo Flight, il servizio aereo umanitario dell’Unione Europea, trasporta gli operatori delle ONG nelle zone calde, consentendo loro di gestire l’azione umanitaria. Abbiamo seguito Marianne Theïs fino a Nyunzu, nella provincia di Tanganyika, dove è basata. Marianne è responsabile del settore “Nutrizione” per l’Ong francese Première Urgènce Internationale e si sposta regolarmente nella regione controllando i progetti.

“Ci sono veramente dei problemi di accesso a queste zone – Spiega Marianne – ed ECHO Flight ci permette di spostare rapidamente personale e materiale, inclusi per esempio i medicinali e tutto il resto di cui abbiamo bisogno per finalizzare i progetti”.

Per 20 anni Echo Flight ha portato gli aiuti umanitari in zone altrimenti inaccessibili. La flotta è composta da sei velivoli, inclusi i cargo, la metà sono in Congo, gli altri in Kenya e Mali. Sandrine Ducroix è la referente di Echo Flight per l’Ufficio europeo degli Aiuti Umanitari.

Aid Zone - DR Congo

“La flotta è cresciuta seguendo le necessità -precisa Sandrine. Qui ora abbiamo tre aerei. Echo Flight sostiene le ONG partner con voli regolari, ma anche voli ad hoc, evacuazioni mediche o per motivi di sicurezza se c‘è una necessità sul territori”.

Arrivati a Nyunzu, ci sono volute altre due ore di viaggio su una pista in mezzo alla giungla per raggiungere Luizi. Nel villaggio si sono insediati circa 20 mila sfollati in fuga dalle violenze tra Pigmei e Bantu. I villaggi bruciati lungo il percorso ne sono la testimonianza. Marianne si reca regolarmente a Luizi per controllare la clinica mobile dell’ONG.

“Questa clinica è stata aperta a settembre. E’ qui due volte alla settimana. Come sta andando?” chiede la nostra inviata Monica Pinna a Marianne.
“Abbiamo aperto la clinica qui perché è una zona dove confluiscono gli sfollati. E noi garantiamo loro un’assitenza sanitaria gratuita. In particolare assistiamo i bambini sotto i cinque anni, i più vulnerabili, e quelli che sofforno di malnutrizione, ai quali forniamo anche le razioni di cibo previste in questo caso. Nei nostri due giorni di presenza settimanale, assitiamo in media 200 persone alla settimana”.

Aid Zone DRC

Malnutrizione e morbillo sono problemi comuni qui. Ne soffre anche Francine, due anni e mezzo, giunta a Luizi con la madre Mamba a settembre. Per mesi sono rimaste senza riparo.

“Sono partita dal mio villaggio perché c’erano troppi morti – racconta Mamba – a causa degli assalti dei Pigmei. Mio fratello è rimasto ucciso. Le condizioni qui sono terribili, ma non abbiamo scelta”.

“Assistenza sanitaria e assitenza alimentare sono alla base dell’azione umanitaria -precisa Monica. Abbiamo visto come le cliniche mobili garantiscano le cure di base a interi villaggi in fuga, ora ci spostiamo nella provincia del Sud Kivu per vedere come le fiere alimentari sostengano gli sfollati e insieme l’economia locale”.

Abbiamo impiegato due ore di volo per raggiungere Kolula, dove Suleymane e la sua équipe di Acted erano stati inviati qualche giorno prima. Obiettivo, gestire una fiera alimentare di cinque giorni. L’atterraggio a Kolula è tra i più complessi per i piloti Echo Flight e la zona è a rischio.

“In questa regione i gli spostamenti sono causati dal conflitto armato tra le forze governative e quelle di auto-difesa -spiega Souleymane. Le persone sono in continuo movimento”.

Il gruppo dell’ONG è stato inviato più volte a Kolula e dintorni per identificare le famiglie più vulnerabili. In cinque giorni con i buoni distributi si sono approvvigionate 3 mila famiglie, 15,000 sfollati in tutto. Le bancarelle hanno commercianti locali.

“Siamo stati scelti in diciannove -dice uno dei venditori – su una cinquantina che si sono presentati all’inizio”.

Sia Nyunzu che Kolula hanno subito nuovi attacchi dopo la nostra visita. Le precarie condizioni di sicurezza rendono questo tipo di assistenza umanitaria essenziale.

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