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Si infrange il sogno americano


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Si infrange il sogno americano

Il primo arresto di un dreamer ha scatenato la protesta in America.
È successo nello Stato di Washington, a Tacoma, un giovane messicano di 23 anni, giunto illegamente negli Stati Uniti quando era bambino è stato arrestato dalla polizia dell’immigrazione.

“Manifestiamo per solidarietà, perché venga rilasciato; è qualcuno di molto valido; è una tendenza che sembra generalizzarsi quella degli attacchi contro gli immigrati. Non vogliamo stare a guardare”.

Li chiamano i sognatori, sono circa 750 mila giovani non americani che hanno ottenuto una tutela temporanea contro l’espulsione, grazie al programma Daca (Deferred Action for Childhood Arrivals) voluto nel 2012 da Barack Obama.

Per rientrare nel programma bisogna vivere negli Stati Uniti dal 2007, essere iscritti a una scuola o aver conseguito la laurea negli Usa recentemente e non avere condanne penale.

Questo dà diritto a lavorare legalmente, ottenere la patente di guida a postulare per una borsa di studio.
La tutela dura due anni e può essere rinnovata.

Cinque anni fa, Obama presentandola diceva:

“Attenti, non è un’amnestia, si tratta di una misura temporanea, che ci permette di usare più saggiamente le nostre risorse dando respiro e speranza a giovani patrioti con talento”.

Con Trump torna l’incertezza e la possibilità che la misura venga revocata, il neopresidente è stato vago, ma alcuni suoi consiglieri ultranazionalisti, come Steve Bannon, sono favorevoli all’abrogazione.


Jeff Session, controverso procuratore generale, di fronte al senato per essere riconfermato alla carica ha detto che la revoca del Daca è conforme alla Costituzione americana.