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Egitto: rimpasto del governo contro la crisi

Si tratta dell'ennesimo rimpasto governativo per uscire dalla crisi economica che stringe il Paese dal 2011

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Egitto: rimpasto del governo contro la crisi

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Il governo egiziano ha ottenuto questo martedì la fiducia del parlamento dopo il rimpasto che ha portato al cambiamento tra gli altri del ministro dei Trasporti, dell’Agricoltura, del Commercio interno, dello Sviluppo e alla fusione del ministero dell’Investimento e della Cooperazione internazionale.

Si tratta dell’ennesimo rimpasto governativo per cercare di imboccare la via che porti fuori dalla crisi economica che stringe il Paese in una morsa dal febbraio del 2011.

I dati in effetti non sono incoraggianti, con un’inflazione al galoppo negli ultimi anni e una serie di svalutazioni della sterlina egiziana con l’ultima che ne ha portato il valore a 16 sterline egiziane per un dollaro, il Paese è in ginocchio

Il crollo della sterlina, l’aumento dei prezzi e la fortissima dipendenza dell’Egitto dalle importazioni estere completano un quadro disastroso.

Il prezzo di alimenti come grano, di cui il Paese è il primo importatore mondiale, e lo zucchero sono aumentati dell’80% in pochi mesi.
I prezzi al consumo sono aumentati in generale del 40%.

Le importazioni di grano hanno subito dei stop and go negli ultimi due anni con il ministro Essam Fayed, con ripercussioni sul prezzo a livello internazionale.

Nel grafico il consumo di grano del paese e le importazioni espresse in milioni di tonnellate.

Nel novembre scorso il Cairo ha ottenuto un prestito di 12 miliardi di dollari dal Fondo monetario internazionale dopo avere promesso di riformare prfondamente l’economia egiziana.

I risultati ancora non si vedono.

Emad Maher, manager di uno degli ipermercati Samy Salama:

“Non c‘è cliente che non si lamenti, quello che costava 1 lira adesso ne costa 5. Alcuni prezzi sono esorbitanti e non capisco perché. C‘è una ragione per cui il governo permetta questo? quali sono le ragioni?”.

Eletto presidente nel maggio del 2014, Abd al-Fattah al-Sisi aveva puntato sulle grandi opere e gli investimenti esteri per far decollare l’economia.

Tra le altre grandi opere l’ammodernamento del canale di Suez.


Secondo molti osservatori, tra cui Amnesty international, la sua presidenza finora ha segnato un profondo deterioramento della situazione dei diritti umani.