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Banlieue francesi, malessere senza fine


Francia

Banlieue francesi, malessere senza fine

La Francia si appresta a vivere una terza notte di violenze.

Circoscritti all’area metropolitana di Parigi, i disordini sono scoppiati dopo i fatti di Aulnay sous Bois, lo scorso 2 febbraio, dopo il presunto stupro da parte dei poliziotti del ventiduenne nero, Théo.

I fermi sono saliti a almeno 25 nella notte tra lunedì e martedì.

La Francia alle rivolte di banlieue è abituata da oltre 30 anni, la prima risale al 1981, è la marcia degli abitanti del quartiere Minguettes, alla periferia di Lione,

I disordini più recenti risalgono a 12 anni fa.

Nell’autunno del 2005 tutto comincia dopo che la morte di due giovani inseguiti dalla polizia, per sfuggire alle forze dell’ordine i due si rifugiano in una cabina di trasformazione di energia elettrica.

Allora la rivolta durò venti notti, estendendosi a tutta la Francia e portando il governo di destra a dichiarare il coprifuoco.

Dopo dieci anni, l’esito del processo vede i poliziotti, accusati di non aver prestato soccorso ai giovani, prosciolti; un verdetto che contribuisce a consolidare la credenza che nelle banlieues niente può cambiare, malgrado le politiche pubbliche elaborate di volta in volta.

Sébastien Roche, sociologo:

“C‘è una domanda di uguaglianza, i problemi che vediamo in questo momento non riguardano solo la polizia, non si tratta solo di un poliziotto che non fa il suo lavoro, è l’assenza di una politica che miri all’uguaglianza di fronte alla polizia”.

Nati in Francia, questi giovani denunciano anche pratiche discriminatorie, come il controllo dei documenti fatto in base all’aspetto di una persona, oggetto di una sentenza del Consiglio Costituzionale.

“Non è normale, siamo tutti frustrati: siamo in guerra con la polizia. Una volta che sei ammanettato ti mettono in macchina e ti trattano come uno sporco arabo. Pensano che tutto sia loro permesso”.

“Ci insultano, ci controllano. Mi spiace dirlo, ma se avessi un colore di pelle diversa, avrei una vita migliore in questo quartiere”.

E alla fine coloro che cercano di non fare parte del gruppo di casseur hanno lo stesso sentimento di frustrazione.

“L’immagine è sempre la stessa, i giovani di periferia, che distruggono per farsi ascoltare. È questa l’immagine che diamo, sfortunatamente”.

Le banlieue francesi e i suoi disordini entrano a questo punto di prepotenza nel dibattito elettorale per le presidenziali di maggio.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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