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Israele-Usa: il ritorno a un rapporto "responsabile"


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Israele-Usa: il ritorno a un rapporto "responsabile"

Benjamin Netanyahu, il premier del governo più a destra della storia dello Stato di Israele incontra Donald Trump, il presidente americano che auspica il ritorno al protezionismo.

I due uomini si conoscono da tempo e tra loro scorre buon sangue.

Benjamin Netanyahu:

“La mia prima preoccupazione è la sicurezza di Israele. Stringere una forte alleanza con gli Stati Uniti richiede una politica responsabile, equilibrata ed è questo quello che voglio, ho portato avanti quaesto rapporto in maniera calcolata e continuerò a agire in questo modo”.

I due si conobbero all’epoca in cui Netanyahu era ambasciatore d’Israele all’Onu, negli anni Ottanta.
Nel corso della campagna elettorale per le presidenziali, nel settembre scorso, i due si sono incontrati nella Trump Tower. La possibilità che Trump divenisse il 45°presidente americano era ancora lontana.

Un tweet di Netanyahu:

“Il presidente Trump ha ragione, anch’io ho costruito un muro nel confine meridionale di Israele. Cosa che ha bloccato l’immigrazione illegale. È stato un grande successo, una idea notevole”.

Ma la real politik avrà sicuramente la meglio; è così che in attesa dell’incontro di questo lunedì Trump in un’intervista all’Israel HaYom’ha ha dosato le parole.

È stato molto cauto sugli insediamenti, dicendo che per la pace continuare a costruire non è il massimo.

Nella stessa intervista non ha confermato il trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, aggiungendo però che ci sta pensando: “sto studiando la questione e vedremo cosa accadrà”.

Non si tratta di una decisione semplice, in discussione da anni, nessuno ha voluto realizzarla fino a ora.

L’amicizia non mette i due al riparo da piccoli screzi, la scorsa estate Trump aveva annullato una visita in Israele dopo la critica di Netanyahu all’allora annuncio di voler impedire ai musulmani di entrare negli Stati Uniti.

Daniel Shapiro, ex ambasciatore americano in Israele:

“Sin dalle prime settimane dell’amministrazione Trump abbiamo notato che le dichiarazioni uscite dalla Casa Bianca hanno un tono cauto; cosa che significa chela politica degli Usa non è cambiata così tanto e il desiderio di raggiungere la pace nel Medio oriente è ancora in agenda.
Ritengo pertanto che le promesse fatte in campagna elettorale siano riviste in maniera meno enfatica dal governo”.

La questione Iran è in agenda. Dopo l’accordo sul nucleare di cui Barack Obama è stato un grande artefice, Netanyahu aveva parlato di errore storico. Anche se riconosce che Teheran ha finora rispettato i termini dell’intesa.

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