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Quando anche lo spot diventa protesta. Il Superbowl nell'era di Trump


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Quando anche lo spot diventa protesta. Il Superbowl nell'era di Trump

A nulla sono valsi gli altolà della National Football League e della Fox che ha trasmesso l’incontro: dall’inno anti-governativo cantato da Lady Gaga ai costosissimi spot proposti durante la serata, la protesta anti-Trump ha smarcato i divieti e fatto irruzione nel Superbowl. Al faraonico equivalente di oltre 155.000 euro al secondo, numerosi i grandi marchi che hanno puntato su messaggi più o meno velatamente critici delle politiche del neo-presidente.

America Beautiful? Sì, ma nella diversità

Diluito rispetto a quello di altri grandi marchi, il messaggio di Coca Cola si è limitata a lanciare un appello ad accettazione e tolleranza, declinando in diverse lingue il celebre inno patriottico America the Beautiful.

“Accettare invece di escludere”. Ogni riferimento è tutt’altro che casuale

Più esplicita Airbnb che a una carrellata di volti di etnie diverse ha sovraimpresso il messaggio: “Più si accettano gli altri, più il mondo è bello”. Agli occhi di molti un riferimento al decreto di Trump contro l’immigrazione, tanto più che nelle categorie in difficoltà a cui il sito ha annunciato di voler offrire alloggi gratuiti figurano anche le persone potenzialmente colpite dal divieto.


“Il nostro impegno, entro 5 anni, è di offrire sistemazioni sul breve periodo a 100.000 persone in difficoltà” si legge su un Tweet di Airbnb

Il plauso di John Kerry e David Miliband: “Commossi da tanta mobilitazione”

Ad applaudire addirittura l’ex Segretario di Stato americano John Kerry che, ritwittando l’ex ministro ombra dei Labour e oggi presidente della Croce Rossa Internazionale, David Miliband, si è detto “commosso” da tanta mobilitazione.

“Come spiegare a una figlia che sarà sempre discriminata?”. Audi per la parità fra i sessi

Alla cordata degli spot “politicamente impegnati” si è unita anche Audi. Sulle immagini di una bambina impegnata in una corsa di rudimentali auto in legno, protagonista dello spot è la voce fuori campo di un padre che si interroga su come spiegare alla figlia il trattamento discriminatorio che subirà nel mondo del lavoro. Un messaggio poi esplicitato in rete da un tweet che ricorda come le donne siano oggi ancora pagate il 21% in meno degli uomini e afferma l’impegno di Audi a battersi per una pari retribuzione.

Nonostante il toccante appello per l’uguaglianza retributiva tra i sessi, fa però notare l’agenzia di stampa Reuters, le donne costituiscono appena l’8,9% dei dirigenti di Audi e nessuna siede nel suo consiglio di amministrazione.

Censurato da uno spot, rientra in un altro: il “Muro” che non poteva mancare

Fra i temi non poteva poi mancare il muro anti-immigrati, voluto da Trump al confine meridionale degli Stati Uniti. Censurato perché ritenuto troppo esplicito da uno spot dell’azienda di forniture edili 84 Lumber Company, il riferimento torna – più velato – in quello degli Avocados from Messico.


Protagonisti dello spot della 84 Lumber Company, la lunga traversata di una madre e una figlia ispanofone, che si scontra contro un muro che molto ricorda quello voluto da Trump


Un’improbabile setta che svela segreti e proprietà nutritive degli avocado è la protagonista dello spot di Avocados from Mexico

L’American Dream che non piace ai sostenitori di Trump

Sempre sul tema dell’immigrazione, alla vigilia del Superbowl aveva scatenato polemiche lo spot che la birra Budweiser ha incentrato sull’odissea da immigrato negli Stati Uniti e sull’American Dream di Adolphus Busch, uno dei suoi due fondatori. Ad aprire il fuoco delle critiche il sito d’informazione Breitbart, vicino all’amministrazione Trump, che la scorsa settimana l’aveva bollato come un’incitazione all’immigrazione.

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Trump: Uber contro bando immigrazione, anche Musk prende le distanze