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Le storie degli iraniani bloccati in Europa o rispediti a Teheran dopo lo stop di Trump

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Di Euronews
Le storie degli iraniani bloccati in Europa o rispediti a Teheran dopo lo stop di Trump

<p>Lacrime negli aeroporti americani sabato, quando le famiglie iraniane hanno appreso che ai loro parenti era stato negato l’ingresso negli Stati Uniti come stabilito da <a href="http://it.euronews.com/2017/01/28/trump-giro-di-vite-sui-rifugiati-sospesi-gli-ingressi-da-alcuni-paesi-a-rischio">decreti presidenziali emessi da Donald Trump</a>.</p> <p>All’aeroporto internazionale di Los Angeles,l’iraniano-americano, <strong>Hossein Khoshbakhty</strong>, in attesa di suo fratello titolare di una carta verde, riceve una telefonata, gli si dice che il congiunto sarà espulso e lui non capisce: “Io non so cosa devo fare. Siamo corsi via dall’Iran in questo Paese poiché ci avevano fanno qualcosa di simile e ora abbiamo lo stesso problema qui. Sono un cittadino degli Stati Uniti da 15 o 20 anni e mio fratello non ha fatto niente di sbagliato in nessun posto nel mondo e io neppure”.</p> <p>Storia simile quella di <strong>Nima Enayati</strong> , bioingegnere iraniano, studente al Politecnico di Milano. Lo stop di Trump ha interrotto in suo viaggio verso Stanford per uno scambio di sei mesi. All’aeroporto di Malpensa, gli è stato impedito di imbarcarsi per la California: “C‘è un altro viaggio per cui sono ancora piú preoccupato perché è finanziato da una delle maggiori società di dispositivi per la chirurgia robotizzata ed è in California. Se la situazione non cambia non potrò chiedere il visto per andare a presentare il progetto. Questa condizione, per me, rappresenta un onere pesantissimo, emotivamente parlando”. </p> <p>La comunità scientifica e accademica è fortemente danneggiata dal divieto di viaggiare. Notevoli i danni per la ricerca. <strong>Mana</strong> , dottoranda presso l’ Hasso Plattner Institute a Potsdam, Germania, aveva il suo visto e un biglietto per la California nel mese di febbraio: “Era pianificato che ci andassi, volevo stare a Palo Alto, sono veramente molto triste, non posso andare con i miei colleghi e amici dell’Hasso Plattner Institute. Non posso unirmi al mio staff e non posso andare a fare le mie ricerche a Standford”</p> <blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="en" dir="ltr">Soosan Lolavar must rethink plans to visit the US next week for rehearsals of an opera she has composed: <a href="https://twitter.com/hashtag/TrumpBan?src=hash">#TrumpBan</a> <a href="https://t.co/yuDjJ9lmE7">https://t.co/yuDjJ9lmE7</a></p>— IntArtsManager (@IntArtsManager) <a href="https://twitter.com/IntArtsManager/status/826378354546839552">31 gennaio 2017</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script> <p>Stessa frustrazione per <strong>Soosan Lolavar</strong>, musicista. Ha la doppia cittadinanza iraniana e britannica, ha vinto una borsa di studio per l’università americana Carnegie Mellon con il programma Fulbright, l’anno scorso; nonostante possa godere della licenza per gli artisti, dubita che assisterà alla prima della sua opera ‘ID please’ , ad aprile, a Pittsburgh in Pennsylvania: “Da un lato, sarebbe fantastico presenziare all’esecuzione della mia opera. Una quantità enorme di persone ha messo un sacco di lavoro in questo progetto, non voglio deluderli; ma d’altra parte non ho proprio voglia di andare negli Stati Uniti con una dispensa speciale. In casi come questo, la solidarietà è veramente importante”.</p>