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L'umore dell'Europa nell'investire in se stessa


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L'umore dell'Europa nell'investire in se stessa

Questa settimana siamo alla Banca europea per gli investimenti a Lussemburgo, il posto ideale per capire se io debba investire nell’acquistare altri mattoncini per costruzioni per dipingervi un quadro più chiaro sul tipo di investimenti di cui l’Europa ha bisogno, che sia nei trasporti pubblici, nelle auto ad alta efficienza energetica o nelle infrastrutture cittadine. I livelli degli investimenti sono migliorati durante la crisi, ma se guardate le previsioni per il 2016, 2017 e 2018 vedrete che sono stagnanti e in alcuni casi perfino al di sotto dei livelli pre-crisi.

Cercare di aumentare i livelli d’investimento è un po’ come risolvere un cubo di Rubik. Abbiamo a che fare con un complesso insieme di barriere che vanno dai regolamenti alle dimensioni del mercato all’incertezza politica .

Un modo di cercare di risolvere il rompicapo è di ricorrere al Fondo europeo per gli investimenti strategici o Feis, di cui vi abbiamo parlato negli ultimi due anni.

Ecco come sta andando finora.

Il Feis punta a sostenere gli investimenti europei, per un totale di 500 miliardi di euro. In 18 mesi, il Feis ha approvato centinaia di progetti d’infrastrutture e di contratti con pmi in tutta Europa.In totale il Feis ha raccolto 30,2 miliardi di euro di finanziamenti, che dovrebbero permettere di attivare investimenti per 164 miliardi. Si tratta circa della metà dell’obiettivo per il 2018, 315 miliardi di investimenti. Con il Feis 2.0 si intende estendere questo piano d’investimenti triennale. Che cosa significherà?

La “garanzia dell’Unione europea” aumenterà di 10 miliardi di euro e il capitale della Banca europea per gli investimenti usato in progetti Feis sarà incrementato di 2,5 miliardi. La base del Feis diventerà così di 33,5 miliardi e l’obiettivo salirà a 500 miliardi di euro d’investimenti in tutta l’Unione europea.

Chi può dirci se la situazione negli investimenti in Europa è cupa e deprimente, oppure brillante, o una via di mezzo, meglio del presidente della banca europea per gli investimenti Werner Hoyer?

Gli chiediamo allora: Feis, Feis 2, e tassi d’investimento esanimi sembrano indicare che forse investire in progetti a rischio non basta per cambiare le cose. Qual è l’anello mancante?

Hoyer risponde: “Non è solo questione di accelerare il processo per gli investimenti. C‘è anche la necessità di rendere l’ambiente più favorevole agli investimenti, e penso che sia in questo che siamo bloccati.
La liquidità c‘è in abbondanza. Credo anche che ci siano ottimi progetti. Allora perché la liquidità non si riversa in questi progetti? È la fiducia della gente che è ancora insufficiente per far ripartire il macchinario degli investimenti”.

Considerato che sono le aziende a investire in questo momento, tre volte più dei governi, come incoraggiarle? Secondo Hoyer “Per pianificare sono necessarie certezze. Se una persona che volesse investire nelle energie rinnovabili non può sapere se le condizioni per immettere energie rinnovabili nel sistema saranno cambiate dopo due o tre anni, allora questa persona sarà molto riluttante a farlo, a correre rischi. Il compito principale dei governi oggi è fornire certezze. E a proposito di questo, una delle principali debolezze sono le infrastrutture, sia negli Stati Uniti sia in Europa. C‘è un urgente bisogno di potenziare le nostre strutture digitali, bisogna adattare le infrastrutture elettriche di una città al bisogno di trasmettere dati in tempo reale. Questo è solo un esempio. Altri esempi sono le strade, le ferrovie e la trasmissione dell’energia”.

La città di Lisbona sta cercando di farlo, colmando il divario lasciato dalle disfunzioni del mercato in Portogallo, dove i comuni non possono attingere al mercato finanziario e le banche faticano a fornir loro finanziamenti a lungo termine.
Daleen Hassan è andata a Lisbona per vedere come intendano investire nel rinnovamento della città e nelle infrastrutture .

Una visione ambiziosa per una missione costosa. Lisbona punta a reinventarsi attraverso diversi progetti infrastrutturali. Il relooking della città può contare su 250 milioni di euro prestati dalla Bei nell’ambito del piano d’investimenti per l’Europa. In che modo Lisbona sta sfruttando questi soldi?

L’obiettivo è rendere la città più attrattiva per chi la visita, ci vive e ci lavora. La sfida per il comune di Lisbona è migliorare la qualità di vita e generare più investimenti.

In aggiunta al prestito della Bei, altri 274 milioni di euro sono stati stanziati dal comune per progetti di riqualificazione urbana e altro, spiega il sindaco Fernando Medina: “L’intero importo di oltre 524 milioni che sarà investito nei prossimi anni proviene da denaro pubblico, da autorità pubbliche, dalla Bei e dal comune di Lisbona. Questi investimenti attireranno molti investimenti privati, perché investire nella riqualificazione urbana è l’attività che più di tutte è in grado di portare investimenti privati nella città”.

Punto centrale del piano d’investimenti è la soluzione dei problemi chiave della città. 185 milioni di euro sono stati stanziati per prevenire le alluvioni, in un progetto comprendente due tunnel che attraverseranno la città, e i cui lavori permetteranno di creare più di 1.500 posti di lavoro.

Il project manajer Jose Ferreira rivela alla nostra inviata: “Il Piano generale del drenaggio di Lisbona sarà attuato in un periodo di 15 anni. Il luogo dove ci troviamo ora è dove inizieranno le prime forature e la costruzione del grosso tunnel di cinque chilometri”.

La riqualificazione urbana attraverso la costruzione di alloggi sociali come quelli del quartiere di Boavista è fondamentale per spingere i privati a lanciarsi. Gabriel Couto è una di queste imprese di costruzioni, e ha vinto una gara pubblica da 4 milioni di euro per la costruzione di 50 unità abitative. José Pedro Aguilar, project manager dell’azienda, é soddisfatto ma non troppo: “Due o tre anni fa progetti del genere non esistevano in Portogallo. Noi pensiamo però che non siano sufficienti, abbiamo bisogno di più progetti come questo. In una gara come questa ci sono circa 15-20 imprese di costruzioni in competizione per accaparrarsi l’appalto”.

Ed è questa la sfida in tutta Europa: mantenere l’equilibrio contabile creando opportunità d’investimento per generare crescita.

Mentre città come Lisbona cercano di diventare attrattive per gli investitori, i riflettori della mancanza d’investimenti cadono sulle pmi, i maggiori datori di lavoro in Europa. Chiediamo a Werner Hoyer, questo è dovuto a una mancanza di accesso ai finanziamenti o a qualcosa di molto più fondamentale?

“Se i governi prendono il quadro all’interno del quale dovremmo investire, e lo rafforzano – dice -, allora credo che quell’inclinazione a rischiare di più e a tornare a uno spirito imprenditoriale, che è sempre stata la caratteristica più importante del business delle nostre pmi in Europa, tornerà. L’accesso ai finanziamenti è un problema in un continente dove l’80 per cento dei finanziamenti per le pmi e le imprese in generale passa attraverso le banche, non attraverso i mercati finanziari”.

Ma le banche private cominceranno a prestare? “Siamo onesti – continua -: anche lo spazio di manovra per le banche commerciali è stato ridotto in questo periodo, e credo che le banche private abbiano il compito di ricominciare ad alimentare il motore degli investimenti finanziando buoni progetti. Quest’anno sono abbastanza fiducioso, credo che le elezioni previste in molti paesi europei avranno un effetto stabilizzante, e che questo darà un nuovo impulso”.