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Il divieto di ingresso negli USA: vite umane in bilico


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Il divieto di ingresso negli USA: vite umane in bilico

Nazanin Zinouri

Nazanin, da Tehran, vive in Carolina del Sud da sette anni. Con un dottorato di ricerca, era rientrata in Iran lo scorso 20 gennaio per visitare, come fa una volta all’anno, il suo Paese natale.

Poco dopo il suo arrivo in Itan è venuta a conoscenza del provvedimento voluto da Trump. Per questo ha deciso di rientrare negli Stati Uniti il più velocemente possibile.

Nazanin è riuscita a raggiungere Dubai, poi però non ha potuto imbarcarsi per Washington.

Racconta: “Sono rimasta scioccata. Non potevo credere che un Paese come gli Stati Uniti, che si fonda sulla legge e sul sostegno ai diritti umani, avrebbe impedito a qualcuno, che vive lì da circa sette anni e ha con sé un visto e dei documenti regolari, il ritorno a casa sua. Chiedo umilmente il vostro sostegno perché mi sia consentito il ritorno negli Stati Uniti, a casa mia, al mio cane, alla mia carriera, ai miei amici. La mia vicenda è simile a quella di molti altri che hanno dedicato la loro vita al loro sogno – il sogno Americano – e le cui vite sono state messe sottosopra venerdì senza alcun preavviso o ragione”.

Amin Karbasi

Amin, docente all’università di Yale, in un post su Facebook ha raccontato che circa tre settimane fa sua moglie ha portato la loro figlia appena nata in Iran, per farla conoscere ai nonni.

Il suo timore è che ora la donna e la piccola non posano più tornare.

“Siamo residenti permanenti negli Stati Uniti – ha raccontato in un tweet – e mia figlia è cittadina statunitense ma, a causa di questo ordine esecutivo, potrebbero non poter tornare e io non poso lasciare gli Stati Uniti perché mi potrebbe essere impedito il rientro. Per noi è devastante e spero che questa situazione possa risolversi presto”.

Mohammed Al Rawi

A Mohammed, ex interprete per giornalisti statunitensi a Baghdad, era stato concesso asilo negli Stati Uniti.

In un post su Facebook ha raccontato che a suo padre è stata negata la possibilità di fargli visita a Los Angeles.

“Non capisco come l’ordine esecutivo di Trump possa garantire la sicurezza o prevenire il terrorismo”.

“Io e la mia famiglia eravamo nel mirino di Al Qaeda. Hanno sabotato la mia casa, hanno derubato i miei averi, sono una vittima del terrorismo ed è per questo che sono potuto venire negli Stati Uniti. Come richiedente asilo. Accoglierei positivamente ogni provvedimento che potesse prevenire un attacco terroristico, in qualsiasi parte del mondo. Ma faccio fatica a capire come questo possa fermare il terrorismo. In effetti potrebbe sortire l’effetto opposto”.

Parlando di come si è sentito suo padre, un impiegato statale in pensione, quando si è visto rifiutare l’ingresso ha detto: “Era malconcio, molto triste e stanco e voleva solo dormire”.

Fatemeh Shams

Fatemeh, poetessa e autrice,è stata costretta all’esilio nel 2009 dopo le elezioni presidenziali e le successive proteste nel suo Paese natale, l’Iran.

Dopo diversi anni nel Regno Unito, un mese fa è arrivata negli Stati Uniti. Il divieto ha sconvolto la sua vita.

“Tutto ora è a rischio, compresa la mia carriera. Non riesco più a dormire – scrive Fatemeh, assistente alla cattedra di letteratura Persiana presso l’università di Pennsylvania – sei nato in Iran e solo per questo vieni accusato di essere un terrorista e ti è impedito di vivere una vita normale. Ti è impedito di vedere i tuoi cari. E ti viene impedito di viaggiare (e come accademico è cruciale poter partecipare a conferenze). Ti viene impedito di essere un essere umano”.

Ali Abdi

Ali sta studiando antropologia all’università di Yale. Racconta di essere partito da New York il 22 gennaio. Destinazione: Afghanistan. Doveva fare delle ricerche. Bloccato a Dubai non sa se sarà in grado di fare rientro negli Stati Uniti.

Come attivista per i diritti umani, non posso tornare nel mio Paese, l’Iran. Il che significa che non sono il benvenuto né per il governo iraniano, né per quello statunitense.

“La mia storia è soltanto una tra le migliaia. Questo divieto semplicemente alimenta un’islamofobia già esistente e tutti quei sentimenti che stanno crescendo negli Stati Uniti”.

I rifugiati siriani

Ci sono anche storie di rifugiati siriani. La loro identità e le loro vite erano state minuziosamente controllate. I documenti per volare negli Stati Uniti erano in regola. All’ultimo minuto però l’autorizzazione a partire è stata bloccata.