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Usa e Regno Unito: un'amicizia speciale (con tanti distinguo)


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Usa e Regno Unito: un'amicizia speciale (con tanti distinguo)

Agire per difendere i rispettivi interessi, smorzare le tensioni con Putin e cementare i rapporti fra Londra e Washington. Sospinta dall’urgenza di un trattamento commerciale privilegiato per il dopo-Brexit, la premier britannica Theresa May vola da Trump e ne adotta il vocabolario per reclamare un posto all’ombra dell’America First.

Ecco alcuni passi del discorso che la premier britannica ha tenuto al Congresso dei repubblicani di Philadelphia

Londra e la Washington: la responsabilità della leadership

“I nostri due paesi, insieme, condividono una responsabilità di leadership. Perché quando altri paesi si fanno avanti, qualsiasi passo indietro sarebbe nocivo per l’America, per il Regno Unito e per il mondo”.

“No all’interventismo, ma non possiamo neanche stare a guardare”

“Sono fini i tempi in cui Regno Unito e America ingerivano nelle questioni di nazioni sovrane per ridisegnare il mondo a loro immagine e somiglianza. Non possiamo però permetterci di restare a guardare, quando la minaccia è reale e quando intervenire è nei nostri stessi interessi. Dobbiamo essere forti, astuti e realisti. E dobbiamo dar prova della determinazione necessaria a difendere i nostri interessi”.

“Negoziare con la Russia, ma senza abbassare la guardia”

“Rispetto al presidente Putin il mio consiglio è trattare, ma senza abbassare la guardia. Il conflitto fra Russia e Occidente tutt’altro che inevitabile. Così come è tutt’altro che inevitabile un ritorno ai tempi della Guerra Fredda. Con la Russia dobbiamo negoziare, ma da una posizione di forza. Dobbiamo costruire delle relazioni, e un quadro, che rendano la cooperazione più probabile della guerra. E ciò è tanto più necessario dopo l’annessione illegale della Crimea: bisogna anche rassicurare i vicini della Russia sul fatto che la loro sicurezza non è a rischio”.

“La soluzione in Siria passa per la diplomazia. Isolare il regime”

“Per sconfiggere l’ISIL dobbiamo poi dispiegare tutte le risorse diplomatiche di cui disponiamo. Ciò significa lavorare su scala internazionale per arrivare a una soluzione politica in Siria e mettere alla prova l’alleanza fra il regime siriano e i suoi sostenitori in Iran”.

“Un accordo commerciale per assumere con forza il nostro ruolo nel mondo

“Come diceva Churchill: ‘Parliamo la stessa lingua, abbiamo gli stessi modelli e, in gran parte, ci ispiriamo agli stessi ideali’. E oggi le nostre relazioni economiche, commerciali, politiche e di difesa sono anche sempre più solide. Apprezzo quindi molto che la nuova amministrazione americana consideri un accordo commerciale tra i nostri due paesi come una priorità. Richiederà certo molto lavoro, ma accogliamo con favore la vostra apertura e speriamo di poter fare i progressi necessari, affinché il Regno Unito che emergerà dalla Brexit disponga di mezzi più adeguati per assumere con forza il suo ruolo nel mondo”.

In merito all’evoluzione delle relazioni tra Londra e Washington, e alle reazioni dell’Europa alla rapida evoluzione degli equilibri internazionali, euronews ha sentito il suo corrispondente a Washington, Stefan Grobe.

Amici sì, ma con tanti distinguo

Nial O’Reilly, euronews
“La premier britannica è andata negli Stati Uniti per porre le basi di un possibile accordo commerciale, ma ha anche parlato di un nuovo approccio non interventista da parte di Londra e Washington rispetto ai conflitti mondiali. Ha inoltre parlato, se necessario, di una possibile linea dura contro la Russia. Come è stato accolto tutto ciò dall’amministrazione Trump?”.

Stefan Grobe, euronews, Washington
“Quello in cui Theresa May si sta imbarcando è un gioco molto pericoloso: trattare con Trump e con la sua amministrazione è una vera sfida diplomatica. Tu hai parlato del commercio: ebbene, un accordo bilaterale fra Gran Bretagna e Stati Uniti potrebbe per esempio richiedere anni e non essere ancora concluso alla fine dei mandati di May e Trump. Se si guarda poi alle linee guida delle rispettive politiche, messe in evidenza da Trump e da Londra, quanto emerge sono al momento differenze molto marcate. Si pensi alla Russia, al ruolo della Nato. O ancora al ricorso alla tortura o all’accordo sul nucleare iraniano. Sono numerosi i punti su cui Trump e May non sono d’accordo”.

Londra, Washington e la Brexit: un triangolo che spaventa l’Europa

Nial O’Reilly, euronews
“Nel quadro di un’imminente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, quest’ultima come vedrà gli sforzi di Londra per consolidare i suoi rapporti con l’America di Trump?”.

Stefan Grobe, euronews, Washington
“A dire il vero l’Europa è u po’ spaventata. Ho avuto l’occasione di incontrare un politico europeo di alto livello, all’inizio di questa settimana – un ex primo ministro – che mi ha detto che l’Europa è molto, ma molto cauta rispetto a questa collusione fra l’amministrazione Trump e il governo britannico da una parte e fra quest’ultimo e i sostenitore della Brexit dall’altra. Stando a questo ex primo ministro, è noto che i sostenitori della Brexit hanno fatto un lungo lobbying sulle cerchie repubblicane perché adottassero posizioni anti-europee. E questo, almeno in privato, è ovviamente indicato dai leader europei come uno sviluppo inquietante. Il problema è poi che di fatto non sanno cosa accadrà”.

Linea dura sul Messico: gli annunci e gli interrogativi dei Repubblicani

Nial O’Reilly, euronews
“Una cosa che sappiamo per certo, o che crediamo almeno di sapere, è che Trump sembra confermarsi fedele alla linea dura che aveva annunciato sul Messico. Come pensi che andrà a finire?”.

Stefan Grobe, euronews, Washington
“In pubblico Trump sta facendo il duro, ma sul piano politico niente è ancora definitivo. Gli stessi Repubblicani del Congresso non hanno la minima idea di cosa accadrà. Il semplice annuncio: ‘Ci sarà un muro’, non è di per sé una politica. Ciò che Trump sta ora rischiando è di scatenare una guerra verbale con il Messico e la proposta di una tassa del 20% sull’importazione dei prodotti messicani, va esattamente in questa direzione. Non potrà essere attuata e ci sono già diversi economisti, negli Stati Uniti, che fanno notare come a pagare questa tassa sarebbero alla fine i consumatori americani. Forse non è quindi questa la soluzione. E i Repubblicani del Congresso sembrano averlo capito”.

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