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Il Grande Fratello nel Regno Unito diventa realtà. Per legge.

La legge detta "dei ficcanaso" permette a oltre 40 servizi pubblici di accedere ai dati personali della popolazione senza dover informare chi viene preso di mira. Obiettivo: rafforzare la lotta contro

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Il Grande Fratello nel Regno Unito diventa realtà. Per legge.

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"In migliaia potrebbero subire intrusioni nella loro vita privata senza saperlo"

Silkie Carlo Attivista Liberty UK

Questo divertente video è stato girato nelle strade di Londra dall’organizzazione britannica per la difesa dei diritti civili Liberty, che ha scelto un tono leggero per trattare un argomento molto serio: la nuova legge sulla sorveglianza, o Investigatory Powers Act. Soprannominata “legge dei ficcanaso”, punta a rafforzare la lotta contro la criminalità organizzata e il terrorismo.

In che modo? Consentendo ai servizi di polizia e d’intelligence, ma anche a più di 40 servizi pubblici, che vanno dall’agenzia di sicurezza alimentare ai servizi sanitari agli enti previdenziali, di accedere ai dati personali della popolazione. Una situazione mai vista prima, e scandalosa per Liberty e altre piattaforme di difesa del cittadino, dice l’attivista Silkie Carlo: “Possono accedere ai dati relativi alle nostre comunicazioni, a chi inviamo un’email, a chi telefoniamo, a chi mandiamo un sms, e a tutte le nostre attività su internet, per scopi che riguardano reati non gravi. Non è nemmeno necessario identificare chi viene sorvegliato. Quindi la polizia e le agenzie d’intelligence possono accedere a un computer o a migliaia di computer senza il bisogno di identificare i bersagli dell’operazione, e nemmeno di comunicarlo a chi ha subito l’attacco informatico. Questo significa che ci saranno migliaia di persone sotto sorveglianza, che potrebbero subire intrusioni nella loro vita privata, o intercettazioni telefoniche, senza mai venirlo a sapere”.

Tra le misure più controverse, l’obbligo per fornitori di servizi telefonici e internet di conservare per un anno la cronologia dei browser di tutti gli internauti. Poteri giudicati eccessivi lo scorso dicembre dalla Corte di giustizia europea, che ha condannato lo stoccaggio generalizzato e indiscriminato dei dati. La sentenza potrebbe costringere il governo britannico a modificare la legge, fintanto che la Brexit non ha fatto il suo corso.

David Anderson, avvocato revisore della legislazione anti-terrorismo del Regno Unito, è stato incaricato di valutare l’utilità dei nuovi poteri. Ammette che le misure di salvaguardia della privacy sono migliorabili, ma è convinto che la conservazione dei dati consenta di migliorare la sicurezza della popolazione: “Tutti i poteri che la polizia e i servizi d’intelligence usano o vogliono usare in questo paese sono ora scritti chiaramente nero su bianco. Non era così prima e non è così nella maggior parte dei paesi. Le mie conclusioni, basate su una sessantina di casi di studio dettagliati, sono che questi poteri sono davvero utili. Per esempio nell’ambito della cyber-difesa, contro potenze straniere ostili, in caso di sequestro di ostaggi o per le indagini sulle persone scomparse, e naturalmente per le indagini su reati gravi”

Ma sull’efficacia della sorveglianza di massa il dibattito è aperto.

Nel 2013, l’uccisione del soldato britannico Lee Rigby commesso da due estremisti islamici nelle strade di Londra aveva sconvolto il pubblico. I due erano noti ai servizi d’intelligence, che erano in possesso di messaggi molto chiari sulle loro intenzioni criminali.

Il problema è che le informazioni c’erano, ma nessuno le aveva individuate. Un problema che era già stato sollevato in diversi rapporti top secret divulgati dall’informatore Edward Snowden: la massa di dati a disposizione delle agenzie d’intelligence è ben superiore alla loro capacità di analizzarli.

Servizi segreti, polizia, come la celebre Scotland Yard qui, dietro di me, ministero dell’Interno… le porte sono rimaste chiuse di fronte alle nostre richieste di un’intervista. Lo stesso è accaduto al Tribunale detto dei poteri investigativi, incaricato di indagare sugli abusi delle forze di polizia e d’intelligence. Perfino l’indirizzo è segreto. Tutto quel che si sa è che negli ultimi anni il numero di denunce non ha smesso di crescere. E con la nuova legge, i giudici rischiano di avere sempre più lavoro da fare.

Jason Parkinson sa bene che cosa voglia dire vivere sotto sorveglianza. Il suo lavoro di giornalista l’ha portato a essere inserito nella lista degli estremisti, costruita sulla base di dati segreti. Con altri colleghi ha fatto appello alla legge britannica sulla protezione dei dati personali e lanciato un’azione legale contro la polizia. Parkinson milita contro una legge che, dice, minaccia la professione e le fonti giornalistiche: “L’intelligence dovrebbe concentrarsi su quelle che sono le reali minacce alla popolazione e al paese. Mettersi a spiare solo perché il governo è sotto pressione significa prendere una china molto pericolosa. Ancora più importante il fatto che gli informatori non avranno più protezione, avranno paura di contattare un giornalista per lasciar filtrare informazioni su fatti che considerano sbagliati, perché avranno paura di farsi scoprire”.

Oltre a essere invadente, la legge è tecnicamente complessa e costosa da mettere in pratica, lamentano le compagnie telefoniche e i fornitori di servizi internet. E la sua efficacia è discutibile, aggiunge uno di loro, Adrian Kennard. Crittografia dei dati, reti private virtuali, servizi nascosti, i modi per bypassare la sorveglianza informatica sono noti. Li conoscono giornalisti, militanti per i diritti umani, ma anche i criminali. Ora il mercato è in crescita anche fra il grande pubblico, dice Kennard: “C‘è un rischio reale che non serva a molto spendere tutti questi soldi. È facile vedere come i criminali possono svicolare. E anche la gente comune, preoccupata per la sua privacy, sta imparando. Il meglio che possiamo fare come internet provider è informare e istruire i nostri clienti. Possiamo aiutarli a creare messaggi di posta elettronica crittografati. Non significa essere contro il governo. Il governo si trova nello stesso campo dei criminali: vuole curiosare nel nostro traffico dati e intercettare quel che facciamo. Per cui si usano gli stessi metodi per proteggersi dai criminali e dagli effetti di questa legge”.