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Immigrazione: Trump vs le città santuario


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Immigrazione: Trump vs le città santuario

Blindare le frontiere con 5000 agenti al confine e revocare i finanziamenti alle città santuario che ospitano gli immigrati clandestini

La politica dell’immigrazione di Donald trump non fa sconti neanche a queste città che devono questo nome a quando, negli anni Ottanta, le chiese cominciarono a accogliere i profughi che fuggivano dai conflitti del Centro America.

Cambridge, in Massachusettes è una delle oltre 200 città, il sindaco Denise Simmons:

“Abbiamo ribadito in novembre che rimarremo città santuario, che offrono protezione a chi ha scelto Cambridge per risiedere arrivando a essere cittadini”.

Tutte queste città si rifiutano di cooperare con i servizi immigrazione.

Gli immigrati illegali sono circa 11 milionie rappresentano una parte importante della popolazione di queste metropoli.

Si rifiutano di procedere agli arresti come richiesto dalle autorità per l’immigrazione o di mantenere in prigione un detenuto più a lungo del previsto al fine di facilitare la suza espulsione.

L’argomento invocato è chiarito dalla dichiarazione del sindaco di Seattle Ed Murray,:

“Il 4 emendamento è chiaro a questo proposito: tutti gli arresti devono essere giustificati e il nostro dipartimento di polizia locale non può essere costretto a far rispettare le leggi federali in materia di immigrazione.
Non permetteremo, come fu il caso nella seconda guerra mondiale, alla polizia di dipendere dal governo federale per scovare gli immigrati”.

I fondi federali che ricevono queste città rappresentano cifre colossali, la sola New York per esempio intasca oltre 10 miliardi di dollari.
Il taglio dei fondi potrebbe avere conseguenze nefaste per la città:

Bill de Blasio:
“ Questo ordine esecutivo potrebbe infatti minare la sicurezza pubblica e rendere i nostri quartieri meno sicuri. In primo luogo perché potrebbe minare il rapporto tra il nostro dipartimento di polizia e le nostre comunità, che è stato il fondamento della nostra capacità di ridurre il crimine . (…) Non deporteremo coloro che rispettano la legge, non separeremo le famiglie”.

È la sorte toccata a José, lui è stato rinviato a Tijuana, mentre la moglie e i figli sono rimasti a San Diego, in California, al di là del muro.