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Classifica della corruzione: per Transparency International in Italia è in crescita


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Classifica della corruzione: per Transparency International in Italia è in crescita

La corruzione è un fenomeno in continua crescita nei paesi dell’Unione europea: secondo alcuni ciò sarebbe divuto al fatto che i leaders politici sarebbero troppo assorbiti dalla gestione di altre crisi, da quella economico-finanziaria a quella delle migrazioni.

Oltre a questi temi, secondo i dati elaborati da Transparency International, l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue e la minaccia terroristica avrebbero attirato l’attenzione della pubblica opinione.

Nel rapporto annuale diffuso oggi dall’Ong, sono quattro i paesi europei in cui è aumentata la percezione della corruzione nel settore pubblico, e tra questi ci sono l’Italia e la Romania.

In Romania si sono registrate numerose mobilitazioni popolari contro la corruzione e contro progetti di riforma legislativa che “indebolirebbero il sistema nazionale di lotta alla corruzione”.

Sei sono invece i paesi in cui la percezione della corruzione è inferiore al cinquanta per cento: Italia, Romania, Grecia, Bulgaria, Ungheria e Croazia.

Per Carl Dolan, responsabile europeo di Transparency International, “Nella lotta alla corruzione l’Unione europea dovrà fare i conti con una bomba a orologeria”.

“Mentre i leaders europei sono stati occupati dalle crisi, come quella migratoria, o dalla Brexit, o dagli orrori dei terroristi, si è vista la loro scarsa disponibilità ad affronare il problema. La corruzione però consuma la fiducia nelle istituzioni politiche e appesantisce quelle economie già precarie”.

“E a riprova di questo c‘è il rinvio di oltre un anno della pubblicazione del Rapporto sulla corruzione della Commissione europea. Un rinvio che rivela una certa tolleranza dei vertici nei confronti del fenomeno, che invece è benzina per il fuoco di una prossima crisi”.

Il Rapporto di Transparency International rivela anche:

La Danimarca registra le performances migliori, con un indice di 91 su 100.

La Bulgaria occupa l’ultimo posto, con un indice di 41.

Olanda e Cipro subiscono la caduta più visibile in graduatoria.

I peggiori paesi europei della lista restano più avanti della media dei paesi che aspirano all’ingresso nell’Unione. E’ il caso dell’Ucraina, con un indice di 29.

La Turchia ottiene un punteggio di 41, al di sotto del risultato del 2015, mentre resta stabile la Russia con un indice di 29.

Scendono anche gli Stati Uniti, che perdono due punti e si attestano a 74.

In caduta anche il Qatar, che scende a 61 perdendo 10 punti. Un risultato forse dovuto allo scandalo legato alla Coppa del mondo di calcio del 2022.

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