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Martin Schulz sembra essere destinato a ribaltare la politica tedesca.

Si è dimesso da presidente del Parlamento europeo la scorsa settimana ed ora l’eurodeputato è tornato in patria, dove sfiderà Angela Merkel il prossimo autunno per ottenere la carica di cancelliere

Tutto ciò dopo che l’attuale leader del partito social democratico ha affermato di volersi ritirare dalla corsa.

Lasciarsi non è mai facile
Il piano per la Brexit ha subito ieri un altro duro colpo: la corte suprema britannica ha affermato che il primo ministro non può avviare il processo di separazione del Regno Unito dall’Unione europea senza il voto del parlamento.

Cosa significa questa sentenza significa in pratica, cosa succederà?

In pratica, molto poco. Questa sentenza semplicemente ha ribadito l’importanza del Parlamento nel processo costituzionale britannico.

Il governo presenterà un disegno di legge alla Camera dei Comuni entro pochi giorni per preparare il terreno per l’attivazione dell’ Articolo 50.

I parlamentari cercheranno di fermare Theresa May?

E’ Improbabile. Il Primo Ministro ha vinto una votazione nel mese di dicembre con una maggioranza schiacciante, chiedendo di rispettare il desiderio degli elettori del Regno Unito. Ha costretto quindi i parlamentari a mostrarsi, il che rende molto difficile invertire la loro posizione.

Inoltre anche i leader laburista Jeremy Corbyn ha detto ai suoi parlamentari di votare a favore dell’articolo 50. Molti si chiederanno “perchè?”. Non bisogna dimenticare che molti dei lavoratori nel settore industriale hanno votato in massa per lasciare l’Unione europea. Sarebbe un suicidio elettorale ignorarli.

Una piccola parte del Belgio aveva quasi ucciso un accordo di libero scambio tra l’Unione europea ed il Canada per il quale è necessaria l’approvazione del parlamenti nazionali e regionali di tutti i ventotto paesi.

La Vallonia voleva una maggiore protezione dei lavoratori e dei consumatori. Il suo governo ha ottenuto alcune concessioni fondamentali e il Trattato è entrato in vigore, anche se solo provvisoriamente.

Ora si sta facendo strada attraverso il Parlamento europeo. La commissione per il commercio ha votato a suo favore ieri.
L’ insieme dei deputati voterà l’accordo, noto come CETA, nel mese di febbraio.