ULTIM'ORA

Lettura in corso:

La Brexit secondo Theresa May


Regno Unito

La Brexit secondo Theresa May

Costruiremo un Regno Unito mondiale, così la premier britannica Theresa May che, alla Lancaster House di Londra, ha annunciato il suo piano in 12 punti sui negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.
Un’uscita che si farà in maniera progressiva in modo da evitare un cambiamento troppo destabilizzante per ambo le parti.

“Il regno Unito è un Paese aperto e tollerante, e così resterà, soprattutto nei confronti di una immigrazione altamente qualificata e europea.
Accoglieremo i singoli migranti amichevolmente, ma il messaggio del referendum è stato chiaro: Brexit significa controllo totale degli immigrati che arrivano in Gran Bretagna. Vogliamo quanto prima garantire i diritti dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito e viceversa i diritti dei britannici che vivono in altri stati membri.

“Confermo che il governo oggi ha dato il via libera a sottoporre al voto del parlamento l’accordo tra Londra e Unione europea prima della sua implementazione.

Quindi riprenderemo il controllo delle nostre leggi e ponendo fine alla giurisdizione della Corte di giustizia europea in Gran Bretagna”.

“Voglio che la Gran Bretagna sia libera di negoziare i propri accordi commerciali, ma voglio anche un commercio libero da dazi con l’Europa e scambi transfrontalieri così che il commercio sia il più fluido possibile.
Ma attenzione, la mia proposta non deve essere assimilata alla volontà di far parte del mercato unico”.

“Se fossimo però esclusi dal mercato unico, saremo liberi di cambiare le basi del nostro modello economico, cosa che significherebbe la fine dell’accesso ai servizi finanziari della City per molte imprese europee.
Noi saremo ancora liberi di stringere accordi in giro per il mondo e saremo in grado di stabilire aliquote fiscali competitive promuovendo politiche in grado di attirare le migliori compagnie e i grandi investitori in Gran Bretagna.

“Vogliamo rimanere amici e buoni vicini dell’Europa, questo malgrado ci siano voci che chiedono azioni punitive e che scoraggiano altri paesi dal percorrere lo stesso cammino.
Un atto di autolesionismo per i Paesi europei e non certo un atto d’amicizia”.

Turchia

Turchia: chiesti fino a 142 anni di carcere per il leader pro-curdo Demirtas