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Amnesty: leggi per combattere il terrorismo minano i diritti e sono discriminatorie


Belgio

Amnesty: leggi per combattere il terrorismo minano i diritti e sono discriminatorie

Una regressione dei diritti e delle libertà in nome della lotta al terrorismo: è uno scenario orwelliano quello descritto da Amnesty International in un rapporto sulle leggi sulla sicurezza adottate in 14 Paesi dell’Unione Europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Slovacchia, Spagna e Ungheria).

Giustizia, uguaglianza e non-discriminazione vengono erose da misure che rafforzano il potere nelle mani dell’esecutivo o dei servizi di sicurezza, indeboliscono la supervisione giudiziaria e consentono una sorveglianza indiscriminata e di massa. Colpiscono in particolare chi è straniero.

“Quello che osserviamo adesso in Europa non è un dibattito, ma una narrazione secondo la quale se sei musulmano, rifugiato o migrante allora rappresenti una minaccia”, spiega Julia Hall, esperta di anti-terrorismo e autrice del rapporto di Amnesty International. “Quello che cerchiamo di dire con questo rapporto è che le misure che sono state attuate dai governi contribuiscono a questa narrazione”.

Lo Stato che ha introdotto le regole più dure secondo Amnesty è la Francia dove 238 persone sono morte a causa di attentati dal gennaio del 2015 e dove è stato rinnovato cinque volte lo stato d’emergenza. L’oennegi denuncia un uso sporporzionato delle perquisizioni e il potere di vietare le manifestazioni.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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