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Messico, saccheggi, scontri e almeno due morti per il caro benzina

Prosegue da giorni la protesta in tutto il Messico contro i rincari del carburante. Centinaia di fermi e almeno due morti

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Messico, saccheggi, scontri e almeno due morti per il caro benzina

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Si infiamma la protesta contro i rincari della benzina in Messico. I manifestanti hanno deciso di bloccare le autostrade, saccheggiare centri commerciali, costringendo alla chiusura numerose stazioni di servizio. Le proteste sono scoppiate dopo l’annuncio di un aumento del 20 per cento del prezzo del carburante, che è fissato dallo stato. “Quello che vedete non riguarda solo lo stato di Veracruz ma l’intero paese. E la cosa sorprendente è che tutto è iniziato in modo spontaneo”, dice un manifestante.

Secondo fonti locali l’agitazione in corso ormai da quasi una settimana avrebbe provocato almeno due morti, il saccheggio di 300 negozi e gli arresti di oltre 600 persone. Intanto il Presidente messicano Enrique Peña Nieto invita alla calma ma precisa che l’aumento della benzina è una misura dolorosa ma necessaria: “In tutto il mondo, il prezzo del petrolio è aumentato quasi del 60 per cento. Questo ha inciso a livello internazionale anche sulla benzina.”

I provvedimenti del governo di Peña Nieto, non solo hanno provocato la rabbia della popolazione, ma sono stati duramente criticati da vari governatori di stati in mano all’opposizione, e dalla Confindustria messicana. “Il governo per risolvere lo squilibrio fiscale nel modo più semplice e diretto, ha commentato un suo portavoce, ha deciso di aumentare le tasse, sottolineando che oltre il 40% del prezzo di un litro di benzina è costituito da tasse.

Intanto l’azienda petrolifera pubblica Pemex ha avvertito che questi atti di vandalismo potrebbero compromettere l’approvvigionamento di combustibile in vari Stati del nord del paese che rischiano di restare a secco.