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Lavoro, è sfida tra i robot e l'uomo

Il lavoro del futuro sarà degli uomini o dei robot?

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Lavoro, è sfida tra i robot e l'uomo

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La società al tempo dei robot

Robot tutto fare. Anche in ufficio. Realtà o solo pura fantascienza? Per ora la maggior parte dei lavoratori, crisi economica a parte, possono stare tranquilli, ma in un futuro, nemmeno tanto lontano, i robot potrebbero davvero sostituire gli esseri umani sul posto di lavoro.

In Cina, a Kunshun, la Foxconn, l’azienda tecnologica asiatica che dovrebbe rifornire Apple e Samsung, ha già rimpiazzato 60 mila dei suoi impiegati con degli autonomi. Casi isolati per ora. Ma lo sviluppo dei robot e dell’intelligenza artificiale potrebbe portare ad un futuro senza impiego per noi umani. A lanciare l’allarme c‘è anche una ricerca, diffusa all’ultimo Forum economico di Davos, secondo cui entro il 2020 i robot toglieranno circa cinque milioni di posti di lavoro nel mondo, specie nel settore medico e legale.

Disoccupazione al 50% entro 30 anni

Carl Frey e Michael Osborne, due esperti della Oxford Business School, prevedono un aumento notevole della disoccupazione in campo tecnologico nel corso dei prossimi 20-30 anni. Circa tre quarti dei posti di lavoro esistenti sono estremamente vulnerabili. La domanda che tutti si pongono è: quale sarà il ruolo dell’uomo nel mondo del lavoro nei prossimi anni. Saranno creati altri nuovi posti di lavoro sufficienti per noi umani? Solo il tempo potrà darci una risposta. Se le teorie di Frey ed Osborne troveranno un riscontro pratico, c‘è da stare poco tranquilli. Le aziende smetteranno di assumere noi essere umani per lasciare il posto ai robot.

Mentre all’intelligenza artificiale spetterà il compito di servirci, aiutarci e, forse anche farci curare, noi potremmo dedicarci alle sole attività ricreative. Ci saranno in circolazione camion senza camionisti umani. Alle attività di carico e scarico delle merci ci penseranno i “robotini” che potrebbero addirittura sostituire anche il personale addetto al servizio clienti.

Amministrativi e medici, i più minacciati

Il settore che subirà il contraccolpo maggiore non sarà comunque quello operaio e industriale. In questo settore la robotizzazione ha già compiuto passi in avanti. Ad oggi, quasi il 90% delle produzioni è affidato ai robot. L’intelligenza artificiale colpirà maggiormente il settore amministrativo. Le macchine intelligenti eseguiranno i compiti di routine, di contabilità e gestione. Si stima che nei prossimi cinque anni, per ogni cinque posti di lavoro perduti si otterrà un solo posto di lavoro. Una minaccia a cui i governi e la società dovranno far fronte.

Tim Dunlop, autore del libro Why the Future is Workless sostiene che i governi cominciare a pensare seriamente a un mondo diverso riguardo al lavoro. Come molti altri analisti, anche Dunlop sostiene che sia necessario un reddito di base universale (UBI) come misura per consentire la transizione della società di un mondo in cui il lavoro non è più una parte fondamentale della giornata tipo di un essere umano. In poche parole si si deve puntare su un “reddito di base incondizionato”, che assicuri la sussistenza di tutta la popolazione e permetta ai lavoratori di muoversi nel mercato con maggiore libertà, senza le pressioni dovute dalla connessione sussistenza/lavoro.

Una sfida che potrebbe migliorare la nostra vita?

Le previsioni tuttavia non sono fatti concreti. C‘è chi infatti è convinto che i robot non potranno mai sostituire completamente l’uomo. Ma l’uomo deve comprendere bene cosa vuole il mercato. Ad esempio quello della tecnologia. Instagram e WhatsApp sono stati acquistati per miliardi di dollari ma impiegano decine non migliaia di persone. Se la disoccupazione, effetto di una recessione globale, aumenta costantemente, il futuro non è così roseo. Senza contare che i robot possono lavorare più velocemente anche 24h/24 per 7 giorni consecutivi, e sono più economici.

Secondo Martin Ford, autore di The Rise of the Robots, la tecnica aumenta le disuguaglianze, distrugge posti di lavoro sostituendo agli uomini le macchine, dunque comprime il potere d’acquisto dei lavoratori al punto in cui i consumi non sono più strutturalmente in grado di sostenere un tasso di crescita accettabile. Questo, forse, è il vero problema. L’economista francese, Thomas Piketty, sostiene da tempo che troppa disuguaglianza fa male anche ai ricchi, anche se questi alla fine se la caveranno sempre. I robot potrebbero essere la chiave di svolta? La questione resta complessa. Intanto contro l’automatizzazione, portata dalla robotizzazione, una cosa è certa: aumenterà la domanda di alcuni lavori altamente qualificati (analisti di dati , addetti alle vendite specializzati).

La soluzione auspicabile sarebbe una “collaborazione” tra uomini e robot, in modo che ciascuno si porga al servizio dell’altro.