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François Hollande, il presidente guerriero


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François Hollande, il presidente guerriero

La lotta in Iraq contro il gruppo ‘Stato Islamico’ è cruciale per prevenire attacchi terroristi in Francia.

Così il presidente francese François Hollande nella sua seconda visita in Iraq, da presidente, scandita dall’ennesimo attentato rivendicato dall’Isis. Difficile dire se i fondamentalisti avessero in mente l’arrivo di Hollande nel colpire ancora una volta Bagdad, è certo che Hollande è il solo Capo di Stato occidentale a essersi recato in Iraq dall’inizio dell’offensiva contro lo Stato islamico.

Il “presidente”: http://www.euronews.com/2016/12/31/frances-hollande-says-to-visit-iraq-monday francese:

“Avete continuato la vita di sempre, a lavorare, a uscire. Potete essere fieridi voi, ma la lotta al terrorismo non è finita, dovremo continuare a combatterlo, anche all’esterno dei nostri confini, è il senso delle nostre operazioni in Mali, Siria, Iraq, Iraq dove mi renderò fra qualche giorno per salutare i nostri soldati”.

Hollande che lascia l’Eliseo a capo chino, sembra fare un esercizio di zelo nel congedarsi dai suoi concittadini come presidente.
Tra il meno amato dai francesi, lui, che non si ricandida per un secondo mandato, sarà forse ricordato per essere il presidente che ha ingaggiato per la Francia il numero più alto di conflitti all’estero..
In Iraq, la Francia è il secondo Paese della coalizione a contribuire con uomini e mezzi.

Impegnata dal 2014 nel quadro dell’operazione Chammal, ecco i numeri dell’impegno francese.

L’Intervento in Iraq è deciso nel settembre del 2014, i primi bombardamenti hanno luogo qualche giorno dopo la visita di Hollande al suo omologo che era stato eletto qualche settimana prima.

All’epoca l’impegno francese in Siria sembra “cosa lontana”: http://www.euronews.com/2016/12/31/frances-hollande-says-to-visit-iraq-monday .

Parigi cambia avviso alla fine del 2015.

In nome della lotta al terrorismo la Francia si era già impegnata in Mali, nel 2013,con l’operazione Serval,e nella Repubblica Centrafricana; in Mali la Francia ha ancora stanziati 4000 militari.

Gli attentati del gennaio 2015, contro il giornale Charlie Hebdo e un supermercato ebraico, conviceranno Parigi a cambiare rotta riguardo l’intervento militare in Siria.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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