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Iran a corto di soldi

Record in negativo. In pochi mesi, il rial iraniano ha perso contro il dollaro il 20% del suo valore

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Iran a corto di soldi

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Iran e Medio Oriente a corto di soldi?. Il cambio tra la moneta iraniana e il dollaro ha raggiunto un livello di scambio record. Al ribasso ovviamente. Dallo scorso giugno, il rial ha perso contro la valuta a stelle e strisce il 20% del suo valore.

Le ragioni del crollo del rial

Le ragioni del crollo sono diverse. prima tra tutte il rafforzamento del dollaro dopo l’elezione di Donald Trump, come ci spiega il giornalista Hossein Alavi: “Tra i fattori esterni c‘è l’aumento del tasso di interesse negli Stati Uniti, che ha aggiunto valore al dollaro nei mercati globali, compreso quello dell’Iran. E poi la promessa in campagna elettorale da parte del tycoon repubblicano di rinegoziare l’accordo nucleare, parole che hanno causato grande incertezza in Iran. Per quanto riguarda i fattori interni si è registrato un aumento della domanda di dollari per passeggeri e commercianti.”

Non è la prima volta che Teheran affronta una simile emergenza. Negli ultimi 10 anni ci volevano 9.200 rial per acquistare un dollaro. Una brusca caduta si è registrata nel gennaio 2012, dopo le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione europea all’Iran per il suo programma sul nucleare. Con la salita al potere del presidente Hassan Rouhani nel giugno 2013 e l’abolizione delle sanzioni ci sono voluti 6 mesi per stabilizzare la moneta a 34.600. Nel corso dell’ultimo decennio il cambio rial-dollaro è passato da 9200 a 41.600 ovvero un deprezzamento di circa il 450 per cento.

L’accordo sul nucleare nel 2015 tra l’Iran e le potenze mondiali e la revoca delle sanzioni internazionali hanno permesso al Paese di aumentare la propria produzione di petrolio e di riconquistare la sua quota di mercato perduta. Grazie anche a importanti contratti siglati con Airbus e Boeing.

Crollo del rial e impatto sulla popolazione

Ma l’impatto reale sulla popolazione non è stato così positivo. In un contesto dove il tasso di disoccupazione è di circa il 12,7%, mentre quello giovanile supera il 27%. “Inizialmente, i funzionari della Banca centrale dell’Iran avevano previsto che il tasso del Rial nei confronti del dollaro tornasse alla normalità dopo le vacanze di fine anno, ma per gli esperti economici questo aumento non avverrà a breve. Nelle ultime settimane, il prezzo delle materie prime è aumentato notevolmente. Questo aumento del prezzo del dollaro rende i beni primari più costosi. In Iran, l’impatto psicologico porta anche ad un aumento dei prezzi delle materie prime”, prosegue Hossein Alavi.

Se c‘è chi parla di un paese sull’orlo del fallimento, c‘è chi scommette che questa crisi finanziaria potrebbe andare invece a beneficio degli esportatori iraniani. Che forse riusciranno a trovare più facilmente clienti per i loro prodotti sui mercati mondiali.