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Su un terrazzo di Hebron

Sulla terrazza di una casa palestinese nella città vecchia di Hebron, la presenza dei soldati israeliani sembra lontana, ma si tratta solo di pochi metri.

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Su un terrazzo di Hebron

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Sulla terrazza di una casa palestinese nella città vecchia di Hebron, la presenza dei soldati israeliani sembra lontana, ma si tratta solo di pochi metri.

Dietro i punti di osservazione sulle colline e nel piano in mezzo ai check-point che blindano le strade principali.

La famiglia che abita in questa casa si è vista offrire un milione di dollari per venderla ai coloni. Una acquisizione che permetterebbe di allargare ulteriormente la colonia con 850 ebrei venuti a vivere qui, in mezzo ai palestinesi.

I padroni di casa, però, non hanno ceduto. Non vogliono andarsene altrove, le loro radici, le loro vite, i loro amici, sono qui.

L’orizzonte è però limitato. Il cuore di Hebron è ormai quasi vuoto. Israele che controlla la città vecchia ha chiuso intere strade e chiuso diversi negozi per “mettere in sicurezza” la colonia vicino alla Tomba dei patriarchi, un luogo sacro per i musulmani e per gli ebrei.

L’accesso alle Tombe è controllato da diversi checkpoints. Una misura di sicurezza che rallenta la vita quotidiana dei palestinesi, e in particolare quella degli studenti di una scuola qui vicino, costretti a superare i controlli due volte al giorno.

Tutto si giustifica con l’omaggio religioso ad Abramo-Ibrahim, la cui tomba si trova tra la moschea e la sinagoga. Il sarcofago è tra i due edifici religiosi, simbolo di una unione che allo stesso tempo è una separazione.

Un solo padre fondatore per due popoli: gli ebrei discendenti da Isacco, concepito da Abramo e da sua moglie Sara, i musulmani da Ismaele.

Per complicare le cose, le tombe di Isacco e della sua compagna Rebecca si trovano nella moschea, insieme a quella di Sara. Nella sinagoga riposano invece Giacobbe e la sua sposa Lea.

La sensazione di pace che si prova tra queste mura è in netto contrasto con la situazione politica tra Israele e Palestina.

Ma il conflitto ha versato del sangue anche qui. Nel 1994 un ebreo, Baruch Goldstein, uccise 29 palestinesi e ne ferì più di cento mentre questi erano in piena preghiera, in un venerdi di ramadan.