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"L'Europa apra le porte a chi fugge dall'ISIS": Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar ricevono il premio Sakharov

In occasione della consegna del premio Sakharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero, le due sopravvissute Yazide hanno chiesto maggiore protezione all'Europa.

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"L'Europa apra le porte a chi fugge dall'ISIS": Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar ricevono il premio Sakharov

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Un appello forte all’Europa è quello lanciato davanti al Parlamento Europeo da Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar, che martedi hanno ricevuto il premio Sakharov per la libertà di pensiero.
Nel loro discorso, le due giovani yazide hanno chiesto all’Unione Europea di accogliere chi, come loro, è fuggito dagli orrori dello Stato Islamico.
“Se il mondo non è capace di proteggerci nella nostra terra, allora vi invito ad aprire le porte – ha chiesto con forza Nadia Murad – e fornire rifugio a mezzo milione di yazidi in Iraq, con una migrazione di massa organizzata, simile a quella effettuata dopo l’olocausto. In questo modo eviteremo di continuare a subire questo genocidio e ad essere ridotti in schiavitù. Deve essere instaurato anche un sistema a livello locale ed internazionale per individuare i responsabili e punire coloro che hanno commesso questi crimini

Le loro testimonianze hanno commosso la platea degli eurodeputati. Nadia e Lamiya provengono da un villaggio iracheno distrutto dall’ISIS nell’agosto 2014. Rapite e ridotte a schiave sessuali dallo Stato Islamico, sono poi riuscite a fuggire e a trovare rifugio in Germania. Adesso sono impegnate a denunciare le atrocità subite e a sollecitare la comunità internazionale, affinchè agisca per proteggere la comunità yazida.

Principalmente insediati del Kurdistan iracheno, gli Yazidi sono una comunità di origine e di lingua curda che pratica una religione antichissima, risalente al ventesimo secolo avanti Cristo. Il motivo che li rendi tanto invisi ai fondamentalisti islamici è in effetti la loro fede religiosa, che mischia elementi del Cristianesimo, dell’Islam e dello Zoroastrismo.
Per questa ragione sono chiamati anche “adoratori del diavolo” e nei secoli hanno subito vari tipi di persecuzioni.
Lo sterminio attuato dallo Stato Islamico ha decimato la popolazione yazida, costretta a vivere in campi profughi.
Si stima che attualmente ancora 3500 yazidi, tra cui donne e bambini, si trovino nelle mani dell’ISIS.