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Bilancio dei cinque anni di Hollande


Francia

Bilancio dei cinque anni di Hollande

François Hollande:

“Il potere, il suo esercizio, le stanze del potere, i riti del potere non mi hanno mai fatto perdere la lucidità. Sono consapevole che la mia candidatura non radunerebbe la sinistra. Dunque ho deciso di non ricandidarmi”.

François Hollande si ritira dalla corsa per l’Eliseo del 2017. È una prima assoluta nella storia della V Repubblica, nessun presidente in carica ha rinunciato a ripresentarsi, se non per motivi di salute o per decesso.

Scelta obbligata o lucidamente meditata?

È un fatto che François Hollande, rispetto ai suoi predecessori, termina il mandato con il più basso indice di fiducia, appena il 13%, mentre solo il 4% si dice soddisfatto della suo operato.

Dopo mesi di suspense e polemiche, il leader socialista si è arreso all’evidenza.
Ecco un tema, se non il tema che ha pesato nel corso di tutto il suo mandato: aveva promesso, nel settembre del 2012, di combattere la disoccupazione, aveva tutti, i dati come il suo entourage, contro, tranne il suo ministro del lavoro, Michel Sapin.
Da allora le cifre dell’ufficio del lavoro sono state verificate mese per mese. L’analisi impietosa.

Come impietoso è stato il giudizio dei francesi sul menage personale del presidente. Colui che doveva rappresentare la rottura, in tutti i sensi, si è fatto beccare a letto…. col nemico. Non proprio ma quasi.

I francesi con tutta la loro fraternité e egalité non hanno apprezzato né perdonato.

Gli riconoscono però di aver portato a compimento la riforma che garantisce il matrimonio anche alle coppie gay, le mariage pour tous. Costata manifestazioni a oltranza e divisioni, la riforma inciderà sul tessuto sociale francese degli anni a venire in modo significativo.

Arriva poi il terrore, gli attacchi contro la sede del giornale Charlie Hebdo e gli attentati del 13 novembre.
Hollande assurge a padre-presidente di una nazione in ginocchio.
Il suo tasso di popolarità e fiducia subisce una brusca impennata.

Militarizza la Francia, decreta lo stato d’emergenza, prolungato fino al gennaio dell’anno prossimo, per il momento, e propone di revocare la nazionalità francese ai condannati per terrorismo.

La sua stessa maggioranza si divide, la ministra Taubira lascia il governo. Il progetto è abbandonato, resta per Hollande il più grande rammarico del suo quinquennato.

Passa la riforma del lavoro, benché giudicata dai suoi detrattori troppo liberale,anche se ricorrendo all’articolo 49.3, che prevede di varare una legge senza discussione né voto in parlamento e nonostante la forte mobilitazione sociale durata sette mesi.

Presidente poco di sinistra per alcuni, poco innovatore e poco ambizioso per altri, è abbandonato nel corso del suo mandato da 5 ministri.
Non è riuscito a riunire intorno al suo progetto né i francesi né la sua squadra.
E la battaglia per la sua successione si è appena aperta.

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Francia, Hollande: l'82 per cento dei francesi approva la decisione di non ricandidarsi