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Motivazione e responsabilità: la scuola e il successo del modello olandese


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Motivazione e responsabilità: la scuola e il successo del modello olandese

Motivazione, responsabilizzazione, abbattimento di gerarchie e barriere e preparazione alla vita reale. Sono i valori sui quali il sistema scolastico olandese sembra aver costruito il suo modello di successo. Come funziona però nel dettaglio? Quale il segreto della sua riuscita?

Per provare a scoprirlo siamo andati a Nijmegen, una città di circa 200.000 abitanti non lontano dal confine con la Germania. A scegliere il nome della scuola elementare De Wieken, letteralmente “Pala di mulino a vento” sono qui stati gli stessi alunni. Nel quartiere in cui sorge famiglie della classe media e altre meno abbienti vivono gomito a gomito.

Insiders: Education in the Netherlands - Kandinsky College, Nijmegen

“A mostrarci la scuola e illustrarcene il funzionamento è stato un bambino di una decina d’anni – ci racconta la madre di un alunno -. Era orgogliosissimo di farci da guida! È allora che mi sono detta: ‘Wow’, se iniziative del genere vengono affidate agli stessi alunni, significa che l’insegnamento qui non si limita alla conoscenza, ma punta molto anche sullo sviluppo personale”.

La matematica con le mollette e la condivisione delle responsabilità

Nel sistema olandese la scuola elementare inizia già a 4 anni. Qui alla “Pala di mulino a vento” gli alunni decidono ogni giorno liberamente a quale attività dedicarsi. Molti scelgono la matematica perché la trovano divertente. Per comprendere le basi delle sottrazioni, si gioca oggi a risolvere il mistero delle mollette scomparse!

Il direttore della scuola, Roger Visser, ci illustra le basi dell’approccio pedagogico. “Una è sicuramente il pensiero critico – dice -. Ancora più importante, è però per noi il lavoro di gruppo. E lavoro di gruppo significa parlare di ‘responsabilità’. Io ho quella di questa scuola, ma i bambini quella di farci sapere che cosa è importante per loro”.

All’ordine del giorno del Consiglio scolastico c‘è oggi la nuova configurazione del cortile. Insegnanti e alunni che rappresentano diverse fasce d’età decidono insieme dove piantare gli alberi e come ripensare le aree di gioco. “È davvero bello poter dire la nostra – ci dice Michelle, 8 anni -. Sono tanti i bambini che vorrebbero partecipare a queste riunioni. Qui discutiamo e decidiamo insieme tutto quello che riguarda la vita nella scuola”.

Un impegno che aiuta concretamente a cambiare le cose: “All’inizio, quando sono arrivato, questa scuola era un po’ diversa – ci dice un altro alunno -. Da allora tante cose sono cambiate e oggi va molto meglio, perché gli alunni di età diverse fanno molte più cose insieme. Quelli più grandi possono poi aiutare i più piccoli a responsabilizzarsi. È davvero bello”.

Si alla commistione sociale, no alle scuole-ghetto: la battaglia dell’amministrazione

Per favorire integrazione scolastica e commistione sociale, l’amministrazione di Nijmegen ha introdotto un complesso sistema volto a scoraggiare le iscrizioni al di fuori del quartiere di residenza. “In diverse scuole c’era una concentrazione molto forte di alunni economicamente svantaggiati – ci spiega Renske Helmer, assessore all’educazione -. Le chiamavano ‘scuole nere’, a causa dei tanti immigrati e le famiglie più benestanti cercavano di evitarle, dando vita a una sorta di ‘fuga’ da certi quartieri. Ne è risultata una sperequazione molto forte tra alcune scuole, a cui abbiamo risposto provando a mescolarne le popolazioni”.

A scuola di motivazione: incentivare tutti, non lasciare indietro nessuno

Il ciclo successivo alla scuola elementare inizia non prima dei 12 anni. Al Kandinsky College incontriamo Ikraan: 17 anni, è arrivata dalla Somalia quando ne aveva 7. Con l’olandese è però ancora in difficoltà. “I professori mi dedicano un aiuto particolare, perché in olandese non vado bene – ci racconta -. Conoscono i miei punti di forza e i miei punti deboli e incoraggiandomi a fare ancora meglio nelle materie che già mi riescono, mi danno fiducia a migliorare anche nelle altre”.

Insiders: Education in the Netherlands - Kandinsky College, Nijmegen

Per capire come funziona andiamo con Ikraan a seguire la sua lezione d’olandese. Si inizia con delle gare di scrittura per risvegliare e coinvolgere gli alunni. Ton, il professore, siede tra loro e si muove tra i banchi per incrementare dinamismo e interazione. Chiave del successo di questo modello è però anche l’attenzione particolare che viene riconosciuta a ogni singolo allievo, attraverso sostegno e compiti su misura, che mirano a mettere in valore le facoltà di ciascuno. Ton Willems è l’insegnante di olandese di Ikraan. “Qui le cose funzionano bene – ci dice -. Il metodo è anzitutto imperniato sull’assenza di rapporti gerarchici. Non c‘è una grande separazione fra studenti e professori e questo porta a una cultura più ‘aperta’. Gli studenti non sono inibiti e frenati dal porre le loro domande”.

Insegnare a insegnare: anche in cattedra non si finisce mai d’imparare

L’insegnamento agli insegnanti è un altro dei pilastri del modello olandese. Per il corpo docente, formazioni e riunioni sono all’ordine del giorno. Al Kandinsky College il tema è oggi una tecnica che consiste nello spronare gli allievi, mettendo in luce i loro punti di forza. Prima di arrivare nei Paesi Bassi, Gretchen Conrad aveva insegnato inglese anche in Francia. A differenza di quello olandese – dice -, lì il sistema scolastico è elitista e imperniato sull’esclusione dei più deboli. “In Francia si viene letteralmente ‘ingozzati’ di nozioni – spiega -. Si imparano le cose a memoria, si pretende che gli alunni scrivano in maniera perfetta. Tra l’altro, alla grafia si accorda quindi eccessiva importanza, mentre qui ai bambini insegnamo soprattutto a ragionare da soli. Qui sarebbe inconcepibile considerare ‘stupido’ un bambino. Soprattutto in questa scuola proviamo a essere positivi: a incoraggiare, più che a penalizzare gli studenti”.

Cosa fare e cosa no, per motivare anche i più disagiati. Parola ai protagonisti

Torniamo ora da Ikraan per chiederle un parere da insider: come fare per dare una chance anche agli alunni più in difficoltà? “Anzitutto non arrendersi con i più piccoli – dice -. Se a un bambino dite: ‘Non ce la farai mai’ o se gli date dei voti bassi maglrado i suoi sforzi, è certo che non progredirà. Se invece gli accordate la vostra attenzione e lo lasciate sperimentare, provarci, allora vedrete che funzionerà”.

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