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Francia: la ministra dell'Educazione rivendica una riforma in rottura con il passato


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Francia: la ministra dell'Educazione rivendica una riforma in rottura con il passato

Ospite di Sophie Claudet è Najat Vallaud Belkacem, ministra francese dell’Educazione.

Sophie Claudet, euronews: Ministra, grazie per averci raggiunto al consiglio d’Europa a margine del Forum mondiale della Democrazia. Studi recenti sul sistema scolastico francese mostrano che la Francia è il Paese dell’OCSE con le maggiori disuguaglianze, e questo da anni.

Najat Vallaud Belkacem, ministra francese dell’Educazione: Occorre sottolineare che questi studi vengono condotti su allievi di 15 anni, quindi viene valutato il sistema scolastico che questi studenti hanno sperimentato negli anni precedenti. I ragazzi che saranno interessati dalle nostre riforme, che sono entrate in vigore fra l’anno scorso e quest’anno, potranno davvero essere valutati dallo stesso sistema una decina di anni dopo.

Nel 2015 per la prima volta da 30 anni abbiamo fatto una vera riforma dell’educazione prioritaria. Sono stati tolti gli istituti che non avevano nulla a che fare con essa e sono stati inseriti nell’educazione prioritaria scuole che finora non vi facevano parte, ma che ne avevano bisogno. Vengono dati molti più soldi, si tratta di quasi mezzo miliardo di euro aggiuntivo per l’educazione prioritaria. Gli insegnanti vengono remunerati meglio perché vanno nelle zone in cui è più difficile insegnare, e soprattutto vengono fornite risposte pedagogiche nuove che riguardano in particolare un accompagnamento e un monitoraggio più preciso degli allievi in educazione prioritaria rispetto agli altri studenti.

euronews: Nella classifica PISA, i Paesi con maggiore successo sono quelli che hanno insegnanti formati meglio e con una valutazione e una correzione in tempo reale. Ciò fa parte della vostra riforma?

Vallaud-Belkacem: Abbiamo da poco adottato una riforma profonda del modo in cui gli insegnanti avanzano nella loro carriera, di come vengono remunerati, come vengono valutati. È molto importante perché per la prima volta siamo riusciti a fissare il principio che gli insegnanti che si impegnano di più devono essere ricompensati più degli altri.

euronews: Avete osservato le esperienze di altri Paesi europei? Possono ispirare la Francia? La Germania e la Polonia erano classificate molto male nel 2000 nell’indagine PISA e hanno reagito.

Vallaud-Belkacem: La riforma delle medie onestamente si è ispirata molto a ciò che viene fatto in Germania, in Svizzera, nei Paesi del nord, per quanto riguarda l’interdisciplinarità, ossia come abbattere le barriere fra varie discipline, farle interagire, come far cooperare e lavorare assieme gli studenti. Abbiamo molte fonti di ispirazione.

euronews: La Francia può trarre ispirazione dal modello svizzero o da quello tedesco anche per quanto riguarda la formazione professionale?

Vallaud-Belkacem: Ci tengo molto. Abbiamo deciso di creare 500 nuovi percorsi di formazione professionale sui mestieri di domani nei quali fra dieci anni mancherà la manodopera.
Invece, per essere sincera, mi disturba il fatto che per una parte ancora troppo vasta dei nostri responsabili politici, dei nostri osservatori, di chi è protagonista del dibattito pubblico sull’educazione, la realtà è che l’insegnamento professionale non ha lo stesso valore dell’insegnamento generale.

euronews: Vorrei un suo commento su un’ultima cosa, sulla dichiarazione del consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico: “Il sistema educativo francese mette a rischio ormai sia la crescita economica futura sia la coesione nazionale e sociale”.

Vallaud-Belkacem: Insisto sul fatto che è un’attenzione rivolta agli anni precedenti, ma non su ciò che avviene dal 2012. Quello che abbiamo sofferto prima del 2012 è l’eliminazione di posti. Mi piacerebbe che tutto non si limitasse a una questione quantitativa, ma quando non avete neppure i mezzi per avere un insegnante in ogni classe – e si è visto com‘è difficile ricostituire il vivaio di insegnanti – quando non avete insegnanti formati, come era il caso prima del 2012, allora per definizione c‘è un’incapacità a farsi carico sia degli allievi sia della diversità degli allievi sia delle disuguaglianze.

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