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David Davis sonda il terreno per la Brexit a Strasburgo

Settimana di viste per il ministro britannico per la Brexit David Davis. Prima Bruxelles, poi Strasburgo per preparare il terreno per un'agevole uscita del Regno Unito dall'Unione europea.

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David Davis sonda il terreno per la Brexit a Strasburgo

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Il ministro britannico per la Brexit David Davis questa settimana ha una missione: sondare il terreno.
Lunedi era Bruxelles per incontrare l’omologo negoziatore alla Commissione europea Michel Barnier, martedi a Strasuburgo per parlare con Guy Verhofstandt, eurodeputato addetto alle trattative per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.
Nessuna trattativa formale quindi, ma un incontro per parlare delle tempistiche che la Gran Bretagna intende adottare per fare scattare entro la fine di marzo il fatidico articolo 50.
“Una delle cose su cui siamo molto chiari – ha affermato Davis – è che negozieremo in modo sistematico. Ci sono questioni relative all’immigrazione, alla sicurezza, questioni di diritto, le questioni relative al mercato e prima di iniziare qualsiasi trattativa faremo luce su come verranno elaborate e tutte le implicazioni che avranno sia per noi che, per quanto possiamo, anche per lUnione Europea.”

Per il leader europeo rimane critica la questione della libera circolazione delle persone, un punto sul quale ha affermato che non si faranno concessioni. Ma come spiega l’europdeputato conservatore Weber sono ancora oscuri i contenuti della Brexit.

“Il caso Brexit è estremamente importante per avere un dialogo – sostiene Weber – per parlare l’un con l’altro perché abbiamo una responsabilità comune. Ma abbiamo bisogno da parte dei britannici un segnale chiaro. Per il momento nulla è chiaro: io non ho ulteriori informazioni su quello che il governo britannico vuole ottenere, su cosa sia la Brexit, cosa significhi veramente, questo è ciò che devono chiarire “.

E proprio martedì la commissione elettorale inglese ha annunciato di aver aperto un’inchiesta sul possibile uso improprio dei fondi europei da parte del partito euroscettico UKIP nella campagna per la Brexit. Una somma di 421.000 euro che potrebbe essere rimborsata al Parlamento europeo.