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Erna Solberg: "L'ansia per il dopo Brexit sta calmando molti che pensavano di lasciare l'Ue"


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Erna Solberg: "L'ansia per il dopo Brexit sta calmando molti che pensavano di lasciare l'Ue"

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Per essere un paese relativamente piccolo, la Norvegia si trova al centro di molte questioni di bruciante attualità. La prima ministra deve barcamenarsi fra le crescenti tensioni con la Russia, la decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione europea, la crisi dei profughi, e perfino la mania globale di Pokémon Go.

Abbiamo avuto il piacere di avere con noi la premier norvegese Erna Solber, in Global Conversation, al Consiglio d’Europa in occasione del Forum mondiale della Democrazia, a Strasburgo, in Francia.

Isabelle Kumar, euronews: La Norvegia confina con la Russia. Recentemente avete accettato di avere truppe degli Stati Uniti dispiegate nel vostro paese, e sembra che questo sia stato causa di qualche dispiacere a Mosca…

Erna Solberg, primo ministro norvegese: “Non me ne preoccupo, abbiamo buoni rapporti con la Russia su molti punti. È una delle cose che dobbiamo fare in modo che i paesi nostri alleati vengano da noi per imparare a fare la guerra in una situazione invernale e a lavorare con le nostre diverse truppe…”

euronews: Ma alla Russia non fa piacere che ci sia questo concentramento di truppe alle sue frontiere, nei paesi nordici ma anche nell’Europa orientale. Non pensa che sia in parte una provocazione?

Erna Solberg: “Non abbiamo la sensazione che ci sia tensione al nord allo stesso livello di quel che abbiamo visto per esempio nel mar Baltico. Ma nel momento in cui la Russia viola le leggi internazionali in Ucraina, noi ci schieriamo fermamente dalla parte del popolo ucraino. Allo stesso tempo però, nella parte settentrionale cerchiamo di avere un buon rapporto, un rapporto aperto, con i russi”.


Biografia: Erna Solberg

  • Solberg è diventata premier nell’ottobre 2013
  • È leader del Partito conservatore dal 2004
  • È stata soprannominata ‘Erna di ferro’ nei primi anni 2000 per le sue prese di posizione in materia d’immigrazione
  • Ama i videogiochi, attualmente gioca a Pokémon Go

euronews: Voi avete costruito un muro che vi separa dalla Russia, uno dei tanti muri che sembrano spuntare dappertutto ultimamente. Serve a frenare l’immigrazione e sembra che funzioni perché l’immigrazione è scesa del 95 per cento…

Erna Solberg: “Abbiamo avuto colloqui positivi con la Russia in sede diplomatica, penso che sappiano che questa è una zona di sicurezza per loro. Ci sono tre barriere sul lato russo, prima di arrivare al confine con la Norvegia, perciò immagino che frenare i migranti attraverso quest’area fosse importante anche per loro”.

euronews: È ragionevole costruire queste barriere per bloccare persone che hanno disperatamente bisogno?

Erna Solberg: “Il nostro paese è uno di quelli che stanno reinsediando il maggior numero di rifugiati. 3.100 persone sono state sottratte alle quote dell’Unhcr facendole venire in Norvegia. Lo facciamo da diverso tempo in modo stabile, quindi anche se per quest’anno le cifre sono basse, per l’anno scorso sono alte, e stiamo in realtà contribuendo in modo molto attivo in questa crisi umanitaria”.

euronews: Ad alti livelli di istruzione corrisponde naturalmente una maggiore tolleranza nei confronti della diversità e del pluralismo. Allora, che cosa fate per educare i norvegesi a una maggiore accoglienza verso i profughi? Perché si chiede ai profughi di integrarsi, ma sono anche necessarie popolazioni che li accolgano.

Erna Solberg: “Quello che lei dice fa parte del nostro normale sistema educativo: perché si scappa da alcuni paesi, qual è la convenzione, quali responsabilità abbiamo, tutto questo fa parte dei programmi scolastici in Norvegia. Ma penso che sia anche chiaro che chi si sposta e ottiene rifugio debba vivere secondo gli standard norvegesi, non può venire qui e pensare di vivere come nel proprio paese rispetto alla questione dei diritti delle donne, o rimanere perplesso nel vedere due uomini che si baciano per strada, perché nei nostri paesi abbiamo persone omosessuali, e questo è normale, fa parte del nostro sistema”.

euronews: Ironicamente è stata la sua ministra all’integrazione ad aver innescato qualche polemica, affermando che i nuovi arrivati devono aver ben presente che vedranno intorno a sé gente che mangia maiale e beve alcol. Mi sembra che a livello ministeriale questo sia un approccio un po’ semplicistico a una questione estremamente complessa.

Erna Solberg: “Non penso sia una questione complessa che, se qualcuno viene nel nostro paese e deve lavorare per sostentarsi, non possa rifiutarsi ad esempio di lavorare in un ristorante dove si serve maiale o alcol. Penso che non ci si possa aspettare che la società norvegese versi un sussidio a chi si rifiuta di lavorare per motivi religiosi”.

euronews: Sarà una minoranza…

Erna Solberg: “Ci sono troppe poche donne immigrate che lavorano in Norvegia. Sappiamo che fra le ragioni c‘è il fatto che hanno molti bambini, e questo è un lavoro in sé. Ma a volte è anche perché fanno richieste che rendono difficile per loro avere un posto di lavoro, e a volte questo accade perché ai loro mariti non piace vederle troppo coinvolte nella società norvegese, perché altrimenti si fanno un’idea della libertà delle donne nella nostra società, quindi c‘è anche un elemento patriarcale in questo fatto”.

euronews: I sentimenti anti immigrati hanno anche alimentato in parte in Gran Bretagna il voto per lasciare l’Unione europea, per la Brexit. Ora, nell’avanzare in questo processo, che è un processo piuttosto intricato, la Gran Bretagna guarda al modello norvegese. Ma lei non pensa che sia necessariamente il modello giusto per la Gran Bretagna, vero?

Erna Solberg: “Gran parte della discussione sulla Brexit riguardava le quattro libertà. Io ho detto che non penso che saranno soddisfatti se seguono il modello norvegese. Penso che sia ottimo per noi, abbiamo rapporti economici che ci danno la possibilità di vendere i nostri prodotti e servizi, ma è anche vero che in Norvegia gli immigrati provenienti da altri paesi alcuni anni sono stati i benvenuti, perché avevamo bisogno di manodopera”.

euronews: Teme che possa avere un effetto a catena su altri paesi?

Erna Solberg: “Pensavo che avrebbe avuto ricadute maggiori. Una delle ragioni è che ora tutti sono un po’ in ansia per quel che accadrà dopo, e forse l’insicurezza in quel che sta succedendo in Gran Bretagna sta calmando molti di coloro che pensano che potrebbe essere più facile andarsene”.

euronews: Si sente spesso dire che per raggiungere una posizione come la sua una donna deve lavorare il doppio dei colleghi uomini. È stato così per lei?

Erna Solberg: “Non sono la prima donna premier del mio paese, sono la seconda. E dico spesso che sono felice di essere la seconda, significa che qualcuno ha fatto il lavoro per me. In Norvegia la gente è abituata a vedere donne leader in politica e in molte altre aree. Questo mi rende anche più libera di essere me stessa e non un mezzo uomo, come forse è successo alle prime donne diventate primo ministro in paesi in cui hanno dovuto adattarsi a quel tipo di standard”.

euronews: È risaputo che uno dei suoi modi di rilassarsi è giocare a Pokémon Go. Che cosa l’ha attratta di questo gioco?

Erna Solberg: “Ho cominciato mentre ero in vacanza, quando era una mania e stavano giocando tutti. I Pokéstop in genere sono edifici, sculture, o cose del genere, e questo ti permette di vedere le città in cui ti trovi in un modo diverso, vedere piccole cose sul lato di un muro, vedere l’arte in un altro modo, vivere le cose in modo un po’ diverso. È buffo che la gente non capisca che i politici si rilassano negli stessi modi in cui lo fa chiunque altro”.

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