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Yemen: reggerà la nuova tregua


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Yemen: reggerà la nuova tregua

Resta ancora molta incertezza sulla tregua che dovrebbe partire questo giovedì in Yemen.
I civili intanto continuano a pagare il prezzo più alto di una guerra civile che imperversa da oltre due anni.

Sei tentativi di cessate il fuoco sono falliti, l’ultimo risale allo scorso 20 ottobre.

Qui ci troviamo a Saada, una delle roccaforti dei ribelli Houthi e per questo particolarmente presa di mira dai bombardamenti.

Due anni di conflitto hanno fatto circa 10 mila morti e 37 mila feriti.

A lei è rimasta solo la carcassa del taxi del marito, Mohamed al -Khal, che aveva salutato lei e il figlio con un bacio quasi premonitore.
Dopo un attacco aereo, lo scorso 15 agosto,Mohamed al -Khal con il suo veicolo si adopera per trasportare feriti in ospedale ed è vicino all’ospedale di Abs, dove era parcheggiato, che è stato colpito:

Gomaa Makhtali:

“Mio marito era entrato nel taxi e lo stava mettendo in moto quando è stato centrato da un razzo. È rimasto intrappolato nell’auto che ha preso fuoco. Non sapevamo niente, ci hanno detto che è rimasto completamente carbonizzato”.

Gli attacchi aerei sono continuati e hanno colpito anche l’ospedale di Abs, gestito da Medici senza frontiere.

Ong e la stessa Onu hanno a più riprese accusato un’intelligence mancante della coalizione a guida saudita, sostenuta dagli Usa, cui si imputano molti degli orrori della guerra.

Ibrahim Ali, direttore dell’ospedale:

“La coalizione ha le coordiante dell’ospedale; malgrado tutto l’ospedale è stato colpito, 19 persone sono morte, 24 sono rimaste ferite, c‘è ancora qualcuno che è disperso perché non riusciamo a identificare i resti mentre i corpi sono rimasti nelle macerie”.

Una sitiazione simile favorisce malattie e epidemie, i bambini i più vulnerabili.
Anche per questo si spera che la tregua regga.

A annunciarla, martedì,il segretario di Sato americano John Kerry, che ha anche parlato di un governo d’unità nazionale da costituirsi entro la fine dell’anno.

La notizia è stata accolta favorevolmente dai ribelli Houthi, così come dall’Iran, la potenza che li sostiene.

Il governo filo-saudita, in esilio, ha però smentito l’accordo, dicendo di non saperne niente.

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