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Il riscaldamento globale una manna per i viticoltori inglesi


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Il riscaldamento globale una manna per i viticoltori inglesi

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Autunno avanzato, la vendemmia volge al termine. Ma non ci troviamo in Italia, o nel sud della Francia. Siamo nella fredda e piovosa Gran Bretagna: da dove viene tutta quest’uva?

Insiders: Climate change in the UK

È nel Sussex, non lontano dal mare, che visitiamo il Rathfinny Wine Estate: 72 ettari di vigne, cui se ne aggiungeranno presto altri 70. Nel 2020 questo sarà il più grande vigneto della Gran Bretagna.

Mezzo secolo fa, la temperatura media durante la stagione della crescita dell’uva nell’Inghilterra sudorientale era di 12 gradi e mezzo. Oggi è di quasi 14 gradi. Non è un caso se nell’ultimo decennio la superficie vitata nel Regno Unito è aumentata di circa il 150 per cento.

Paul, uno dei vendemmiatori, lo conferma: “Il clima diventa ogni anno più caldo, e i viticoltori si stanno estendendo sempre più verso nord in Gran Bretagna…”

Il fondatore di Rathfinny Wine Estate, Mark Driver, solo pochi anni fa gestiva un hedge fund multimiliardario a Londra. Nel 2009 ha lasciato la City con l’intenzione di mettere a frutto il denaro accumulato. E finora ha investito 10 milioni di sterline nel suo business vinicolo. Perché, spiega, “2000 anni fa qui c’erano i romani, a soli due chilometri da qui avevano una grande villa in cui si produceva vino. Poi, nel Medioevo, giunse il periodo freddo e diventammo bevitori di birra. Abbiamo ricominciato a piantare uva da vino in Inghilterra negli anni ’50, ’60 e ’70. I cambiamenti climatici ora stanno favorendo la diffusione di moltissimi vigneti in Inghilterra”:

Le chance di successo sono buone, considerato che Rathfinny sorge sullo stesso tipo di sedimento gessoso che si può trovare in Champagne. David, che partecipa alla vendemmia, appare entusiasta: “È inimmaginabile… Sono stato in Africa, in Australia, ho assaggiato il vino di quei luoghi… Che qualcuno lo porti qui e lo produca qui è sorprendente… bello, certo, ma sorprendente. Io vivo al di là di quelle colline, e qui una volta c’era allevamento di bestiame, agricoltura arabile… è cambiato tutto in maniera colossale”.

Mark ha comprato le macchine in Francia. Per inseguire il suo sogno viticolo, ha dovuto rimettersi sui libri, e ha studiato per due anni. La vinificazione non è più una scommessa, si tratta di conoscere il terreno, di avere il know how, e molta pazienza. Mark spera di andare in pareggio nel 2019. Se funziona, potrebbe mettere sul mercato un milione di bottiglie nel 2025.

“Disponiamo di dati meteorologici a partire da più di cent’anni fa – dice -; e guardando quei dati, ci si accorge che negli ultimi 25-30 anni c‘è stato un aumento delle temperature medie annuali. Ci sono quindi probabilità molto più alte che l’uva maturi ai livelli giusti, che abbia il livello giusto di zucchero, di acidità, l’equilibrio giusto per produrre dell’ottimo spumante”.

Ci spostiamo ora verso nordest, a Earsham, un piccolo villaggio dove incontriamo Hannah e Ben, una coppia che ha imparato tutto quel che c‘è da sapere sulla vinificazione nella regione francese del Beaujolais, dove hanno vissuto per due anni. Prima, avevano viaggiato per vigneti in tutto il mondo, vendemmiato in California e Grecia, lavorato in Argentina, visitato Cile, Sudafrica, Nuova Zelanda, Australia…

Come si sceglie il sito più adatto per un vigneto? Risponde Ben: “Ci vuole un sito a un’altitudine piuttosto bassa, idealmente anche abbastanza vicino alla costa, per diminuire il rischio di gelate… Anche se la maturazione e i livelli dello zucchero non sono alti quanto lo sono in zone dai climi più caldi, possiamo sviluppare molto meglio il profilo aromatico. I composti fenolici, l’acidità e i diversi composti aromatici possono svilupparsi e dare come risultato un prodotto aromatico e gustoso”.

In una vita precedente, Ben lavorava nel settore dell’informatica e Hannah nel turismo. Per realizzare il loro sogno, hanno dovuto trovare 300 mila sterline per l’acquisto delle viti e delle macchine. Ci sono riusciti unendo i loro risparmi e ottenendo una sovvenzione dall’Unione europea.

All’università dell’East Anglia Alistair Nesbitt ci spiega che impatto hanno i cambiamenti climatici sulla viticoltura in Gran Bretagna: “Negli ultimi 10-15 quindici anni abbiamo assistito a una diffusione dei vigneti, soprattutto nel sud-est dell’Inghilterra. Nei prossimi 10 anni circa probabilmente i vigneti arriveranno in terreni tradizionalmente arabili come alcune zone dell’East Anglia”.

Alistair aiuta pionieri come Ben mettendo a disposizione le sue competenze scientifiche. Raccoglie dati sulla temperatura, il vento e l’umidità, applicandoli a modelli di microclimi complessi utili sia al viticoltore, ad esempio per la lotta agli insetti nocivi locali, sia alla ricerca sul clima a livello globale. E non ha dubbi: “Il cambiamento climatico è una realtà. Vediamo la differenza nei vigneti ora, lo vediamo nei dati risalenti a più di 60 anni fa: la temperatura è in aumento… Durante la stagione della crescita in genere sale di oltre un grado. Può non sembrare un granché, ma è molto significativo, quando parliamo della possibilità di coltivare viti oppure no”.

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