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Usa 2016: la lunga notte elettorale


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Usa 2016: la lunga notte elettorale

Dopo una campagna elettorale combattuta fino all’ultimo secondo, finita all’alba di martedi mattina, dopo le file e il voto, gli americani hanno cercato di dominare l’ansia in attesa del verdetto finale.

L’esito non era ancora conosciuto quando una banda musicale mariaca ha voluto cantare una serenata sotto la Trump Tour.

Mariela Navarro:

“Abbiamo voluto sdrammatizzare, allegerire l’atmosfera, è stata una campagna elettorale dura, triste e ha avuto un grande impatto su tutti noi. Adesso che è finita è bene voltar pagina”.

Mentre Trump si aggiudicava stato dopo stato, dall’altra parte del confine, gli americani, quelli che vivono in Messico, hanno avvertito il peso di una campagna giudicata la peggiore della storia americana:

Julie Guliano:

“Siamo ansiosi come lo sono i nostri connazionali in America. Vogliamo solo che finisca”.

I supporter di Trump cominciano a crederci, e nel quartier generale dei Repubblicani la vittoria in Florida è saluta con grande entusiasmo.

Anche in Europa l’attesa è estenuante, all’ambasciata americana di Londra l’ambiente è elettrico.

Josh Pearson:

“I miei amici mi dicevono: non c‘è modo che la Gran Bretagna esca dall’Unione europea, io invece pensavo: succederà, tutto è possibile. Per alcune persone è come un arresto cardiaco, c‘è chi si sente diseredato, marginalizzato, non vuole che tutto questo succeda. Invece, la stessa cosa è successa in America”.

A Philadelphia, dove Clinton era data per vincitrice, i democratici cominciano a temere il peggio:

Christina Simeone:
“Il margine di vantaggio di Clinton si sta riducendo, ma non si conosce ancora il risultato di molti stati dove Clinton dovrebbe vincere. Mi aspetto di tutto, ormai, attendo con ansia”.

Verso le due del mattino a New York, il risultato delle elezioni è chiaro.

I supporter di Clinton aspettano che la loro candidata appaia e rivolga loro almeno due parole.

Sarà il presidente della campagna elettorale John Podesta ringraziarli per tutto e a mandarli a casa.

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