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L'eredità di Barack Obama


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L'eredità di Barack Obama

Barack Obama lascia la Casa Bianca con un basso indice di gradimento, di poco superiore a quello di George Bush, ma lontano dalla popolarità di Clinton per esempio.
Nonostante tutto, il primo presidente nero della storia americana lascia in eredità i semi di un cambiamento che deve comunque ancora compiersi.

Gli otto anni di presidenza Obama per gli amercani significano innazitutto la riforma del sistema sanitario. Detta anche Obamacare, è stata approvata tra molte controversie dopo anni di discussioni e resta il fiorea ll’occhiello dell’amministarzioine Obama: infatti anche se contestatissimama, consente a 13 milioni di americani di avere una copertura sanitaria che prima non avevano.

Non c‘è solo sanità, nei suoi otto anni alla Casa Bianca, Obama riesce a dimezzare il numero dei disoccupati, portando il tasso di disoccupazione dall’11 al 5% , a rilanciare l’economia e a salvare l’industria dell’auto.

Sul fronte della violenza e dell’ineguaglianza sociale, Obama lascia invece un’America più che mai divisa.
Il suo carisma, e il fatto stesso di rappresentare quella minoranza che chiede giustizia, nulla ha potuto per saldare la frattura. I fatti di Ferguson, (l’uccisione di un teenager nero e disarmato, Michael Brown, per mano del poliziotto bianco Darren Wilson ) rimarranno emblematici di questo insuccesso.

Eppure proprio su questo potenziale, che forse non si è espresso appieno, Obama è stato insignito del Nobel della pace.

Un Nobel sulla fiducia conferitogli un anno dopo il suo insediamento.

Sotto la sua presidenza, però il gruppo dei Paesi negoziatori i 5+1, Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania hanno trovato il punto di incontro sul programma nucleare di Teheran.

È Obama l’artefice del riavvicinamento con Cuba. Dopo 50 anni di ostilità i due Paesi hanno sepolto l’ascia di guerra. Alle strette di mano e alla riapertura delle rispettive ambasciate, sono seguite misure economiche vantaggiose per l’isola caraibica e il ritorno dei turisti americani a Cuba

Sul fronte della lotta al terrorismo, è sempre sotto Obama che gli americani catturano e uccidono Bin Laden nel suo rifugio in Pakistan.
Una vittoria simbolicamente importante ma che non serve a stabilizzare la regione.

Tanto che sul ritiro degli americani dall’Afghanistan previsto nella sua integralità entro il 2016, Obama farà un passo indietro, lasciando fino alla fine del 2016 e per parte del 2017, 9800 uomini per completare l’addestramento dei militari locali e accompagnarli nelle missioni più importanti.

Nel 2011, invece, il ritiro è totale dall’Iraq.

La Siria si rivela un terreno insidioso anche per gli Stati Uniti che si trovano a fare i conti con l’inaspettata resistenza dell’Isil.
Non solo, con la guerra civile in Siria la tensione tra Stati Uniti e Russia torna al suo apice, e i rapporti tra le due potenze si degradano, malgrado Obama volesse l’esatto contrario.

Resterà comunque il primo presidente nero della storia americana, con cui gli Stati Uniti hanno intrapreso un cammino da cui non si torna indietro.

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