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I cinguettii dell'elefante

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Di Euronews
I cinguettii dell'elefante

<p>Cinguettava molto, ma di una cosa mancava sicuramente: la leggerezza. <br /> Donald Trump è sempre stato caratterizzato da quel cinguettio elefantiaco che rischiava di allontanare un pubblico preziossimo, nella fase cruciale in cui finisce la provocazione e bisogna già giocarsela da presidenziabile, se non da presidente. </p> <p>Sicché, per restare in metafora, gli hanno annodato la proboscide, a credere al New York Times ed altri fogli forse non del tutto d’area democratica ma visibilmente più schierati a favore della Clinton, in questa campagna presidenziale. </p> <p>Fatto sta che, dicono, Trump è stato bandito dal proprio profilo Twitter: non dalla società, ma dai propri assistenti. </p> <p>La prova starebbe nel fatto che l’ultimo tweet inviato da uno smartphone Android risale a sabato: da allora solo cinguettii inviati da Iphone. Differenza di peso, perché si ritiene che Trump usi un Android e i suoi assistenti preferiscano il Made in Cupertino. O piuttosto “ideato” a Cupertino, casa madre di Apple. Prodotto poi in estremo oriente. </p> <p>Insomma, pare che i suoi assistenti abbiano gentilmente chiesto al candidato repubblicano di astenersi da ulteriori cinguettii fino ad elezione avvenuta (come minimo). </p> <p>Ai collezionisti diamo subito l’ultimo, quello di sabato: </p> <blockquote class="twitter-tweet" data-lang="es"><p lang="en" dir="ltr"><span class="caps">MAKE</span> <span class="caps">AMERICA</span> <span class="caps">GREAT</span> <span class="caps">AGAIN</span>!</p>— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) <a href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/794895332941381633">5 de noviembre de 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script> <p>Nulla di che, in effetti. Erano più divertenti quelli dei mesi scorsi, come questo di luglio, celebre perché contiene un errore ogni sette parole: </p> <blockquote class="twitter-tweet" data-lang="es"><p lang="en" dir="ltr">Hillary Clinton should not be given national security briefings in that she is a lose cannon with extraordinarily bad judgement & insticts.</p>— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) <a href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/759191265988653056">30 de julio de 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script> <p><a href="http://www.independent.co.uk/news/world/americas/donald-trump-spelling-mistakes-tweet-twitter-three-lose-loose-cannon-honer-a7164206.html">Fu il britannico Independent</a> a sottolineare la circostanza e consigliare l’uso di un correttore ortografico. Uno di quei software, per intenderci, che se installato su uno smartphone – e quindi sotto forma di app – e usato con dovizia di linguaggio e per concetti di una certa profondità diventa assai facilmente un <strong>corruttore</strong> ortografico. </p> <p>Ma, diranno i più cattivi, non è il caso di Trump. </p> <p>Passi per gli errrori di battitura, soprattutto se si tratta di raptus dovuto a rilettura di un tweet della Clinton che lo definiva “unqualified loose cannon”: ma che dire di un tweet di mussoliniana memoria? </p> <blockquote class="twitter-tweet" data-lang="es"><p lang="en" dir="ltr">“<a href="https://twitter.com/ilduce2016"><code>ilduce2016</a>: “It is better to live one day as a lion than 100 years as a sheep.” – <a href="https://twitter.com/realDonaldTrump"></code>realDonaldTrump</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/MakeAmericaGreatAgain?src=hash">#MakeAmericaGreatAgain</a>“</p>— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) <a href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/703900742961270784">28 de febrero de 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script> <p>“Meglio vivere un giorno da leone che cent’anni da pecora”, era scritto. Non un tweet suo, ma un retweet di un tale @ilduce2016: ci vai, e scopri che si tratta di un profilo in cui si prende in giro Trump comparandolo a Mussolini. <br /> Un retweet ignaro dei significati evidenti e di quelli più reconditi? Auto-ironia? Al lettore l’ardua sentenza… </p> <p>Sempre il New York Times – che come detto non ha certo palesato simpatia per Trump in questa campagna – ha realizzato <a href="http://www.nytimes.com/interactive/2016/01/28/upshot/donald-trump-twitter-insults.html">un elenco di ben 282 luoghi, cose o persone che sarebbero stati in qualche modo offesi da Trump</a> .</p> <p>Twitter comunque era, per Trump, un campo di battaglia: oltre ai suoi tweet, le accuse ai tweet della rivale, o al modo in cui la Cinton usa Twitter per uno screening della popolazione o per farsi credere qualcosa che non è: e così <a href="http://www.breitbart.com/tech/2016/10/24/wikileaks-clinton-campaign-exploring-ways-to-engage-with-black-twitter/">il repubblicanissimo Breitbart</a> riprende una mail pubblicata da Wikileaks, nella quale Hillary Clinton e John Podesta discutono su come usare il “black twitter” per conquistare l’elettorato afroamericano. </p> <p>E sul profilo twitter di Trump vengono spesso rilanciate notizie e accuse di questo tipo, o altre che riguardano il cosiddetto “mailgate”, <a href="https://mobile.twitter.com/realDonaldTrump/status/794614251709169664?p=v">la politica d’immigrazione proposta dalla rivale</a>, eccetera. </p> <p>Da domenica sul profilo Twitter compaiono solo ringraziamenti: grazie Michigan, grazie Ohio, grazie Virginia, Pennsylvania, Minnesota… Tutti inviati da Iphone, a quanto pare. Nessun Tweet da Android. </p> <p>Eccone alcuni:</p> <blockquote class="twitter-tweet" data-lang="es"><p lang="en" dir="ltr">Thank you Pennsylvania- I am forever grateful for your amazing support. Lets <span class="caps">MAKE</span> <span class="caps">AMERICA</span> <span class="caps">GREAT</span> <span class="caps">AGAIN</span>! <a href="https://twitter.com/hashtag/MAGA?src=hash">#MAGA</a> <a href="https://t.co/HfihPERFgZ">https://t.co/HfihPERFgZ</a> <a href="https://t.co/Q8PXiktPqD">pic.twitter.com/Q8PXiktPqD</a></p>— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) <a href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/795479521520717825">7 de noviembre de 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script> <blockquote class="twitter-tweet" data-lang="es"><p lang="en" dir="ltr">Thank you Minnesota! It is time to <a href="https://twitter.com/hashtag/DrainTheSwamp?src=hash">#DrainTheSwamp</a> & <a href="https://twitter.com/hashtag/MAGA?src=hash">#MAGA</a>! <a href="https://twitter.com/hashtag/ICYMI?src=hash">#ICYMI</a>- watch: <a href="https://t.co/fVThC7yIL6">https://t.co/fVThC7yIL6</a> <a href="https://t.co/e8SaXiJrxj">pic.twitter.com/e8SaXiJrxj</a></p>— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) <a href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/795411058357837825">6 de noviembre de 2016</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script> <p>Tra i sostenitori di Hillary Clinton, oltre a Barack Obama che ironizza sullo scarso autocontrollo di Trump (che sarebbe dimostrato dal fatto che i suoi assistenti l’hanno messo sotto tutela), c‘è chi ne rassicura i fedelissimi: non vi preoccupate – dicono – da candidato sconfitto avrà di nuovo mano libera e tornerà quello di prima. </p> <p>Si, ma… e se fosse Presidente? </p> <p>PS Per i nostalgici, ecco sulla pagina Facebook di euronews una selezione di Trump-tweet: </p> <iframe src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Feuronews%2Fposts%2F10154360913188110&width=500" width="500" height="754" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe>