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Washington e Bruxelles: così vicine, così lontane


Redazione di Bruxelles

Washington e Bruxelles: così vicine, così lontane

Le differenze sulle questioni econonomico-sociali da sempre sono il tallone d’Achille nelle relazioni tra Europa ed il nuovo continente.
Proprio la Vallonia, piccola regione francofona del Belgio, incarna l’esempio più evidente di come il neoliberismo d’importanzione americana mal si concilia con la sensibilità sui temi sociali. Da questa regione di circa tre milioni di abitanti è partita la crociata contro all’accordo di libero scambio con gli Stati Uniti ed il Canada.

In questa regione si consuma però anche un altro dramma che aumenta la diffidenza dei cittadini valloni verso il gigante a stelle e stricie.

Lo stabilimento della compagnia americana Caterpillar è in procinto di chiudere un impianto vicino a Charleroi.
Famosa un tempo per le industrie di carbone ed acciaio, la Vallonia adesso ospita fabbirche fantasma.
Come in molti altri casi nel settore industriale, la produzione è stata spostata altrove.
Per molti, Charleroi è una Detroit europea.

I lavoratori temono per il loro futuro e per il futuro accordo di libero scambio con gli Stati Uniti.
Settemila posti di lavoro, compresi fornitori e subappatatori sono a rischio.

Geraldine lavora in questo stabilimento da quasi vent’anni. Per lei le decisioni d’oltreoceano pesano sul suo futuro. “Lavoravamo tutti nella stessa fabbrica americana – racconta – e la decisione è arrivata dagli Stati Uniti, quindi per forza quello che succede negli Stati Uniti ha un impatto anche da di noi, nel nostro Paese, sull’impiego, su molte cose. Credo quindi che ci saranno delle ripercussioni. Forse non tra breve, ma piuttosto sul lungo termine. Adesso non so dirvi quali saranno, dipenderanno da chi sarà eletto e quale direzione verrà presa dopo le elezioni”

Ivan, rappresentante sindacale, teme invece per i diritti sociali dei lavoratori
Secondo lui, l’accesso al libero mercato del lavoro non ha fatto altro che creare concorrenza tra i lavoratori. “Il timore maggiore che abbiamo in quanto rappresentanti sindacali – spiega – è che l’apertura agli Stati Uniti e al Canada possa avere un impatto anche sulle condizioni sociali dei lavoratori europei e del Belgio”

Roberto non si fa illusioni sulle elezioni amercane: le multinazionali avranno comunque il massimo appoggio.
“Sia Donald Trump che Hilary Clinton, credo, cercheranno di far avanzare il TTIP – afferma – non ci facciamo illusioni quindi. Anche se dovesse passare la candidata democratica, sono sicuro che condivide la stessa visione di Trump sul protezionismo e sulle multinazionali.

La globalizzazione come sistema da adottare è sempre meno convincente, specialmente per gli operai della Caterpillar.

Non importa chi salirà alla Casa Bianca. Per loro, il futuro è comunque incerto.

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