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Preservare le oasi del Marocco

Ci troviamo a Tafilalt, in Marocco, nella più grande oasi del mondo, oggi minacciata dai cambiamenti climatici.

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Preservare le oasi del Marocco

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Ci troviamo a Tafilalt, in Marocco, nella più grande oasi del mondo, oggi minacciata dai cambiamenti climatici. Il paese ha fissato tre grandi obiettivi: il riconoscimento delle problematiche legate ai cambiamenti climatici, la preservazione delle oasi e il loro sviluppo secondo un modello unico di resilienza.

L’insieme di oasi che caratterizza Tafilalt è situato intorno alle città di Erfoud e Rissani.

Per preservare le oasi, il Marocco ha lanciato un programma che punta a promuovere i prodotti locali e l’ecoturismo, preservare e valorizzare il patrimonio e proteggere l’ambiente, il tutto in un’ottica di sviluppo umano sostenibile e integrato.

Bachir Saoud, consigliere del ministro marocchino dell’agricoltura e della pesca, spiega: “C‘è un grande programma nazionale che ha l’obiettivo di mettere a disposizione gli strumenti necessari allo sviluppo in un approccio sostenibile che consente al tempo stesso di preservare l’ambiente, sviluppare il patrimonio culturale, architetturale e altro, e creare posti di lavoro”

L’acqua è naturalmente fondamentale per preservare le oasi. Per sottrarre acqua al deserto e irrigare il suolo si ricorre allora a tutte le tecniche possibili: pozzi, gallerie sotterranee, serbatoi, canali, dighe… Come precisa Mohamet Bousfoul, direttore regionale dell’agricoltura nella regione di Tafilalt, “Sono secoli che vengono costruite strutture adatte. Posso citare ad esempio le khatara – gallerie drenanti che utilizzano la forza di gravità -, le dighe, i bacini di raccolta dell’acqua, eccetera. Tutto questo è stato integrato nel piano Marocco Verde per lo sviluppo. Abbiamo introdotto nuove tecniche per risparmiare l’acqua, come l’irrigazione a goccia”.

Per ricostituire i palmeti è necessario avere a disposizione una grande quantità di piantine di palme da dattero pronte da piantare.
Il laboratorio Maghreb Palm Biotechnologies, a Biougra, nei pressi di Agadir, ricorre a questo scopo alla coltura in vitro.

“Produciamo principalmente palma da datteri – dice il Mounir El Bellaj, direttore tecnico del laboratorio -, intorno alle 100 mila piantine all’anno. Fra le varietà che produciamo, la principale è la Mejhoul, e poi abbiamo altre varietà nazionali come la Boufeggous e la Nejda”.

Una volta piantate, le giovani palme devono essere protette prendendo provvedimenti adeguati per aumentarne le possibilità di sopravvivenza in terreni spesso ostili. L’obiettivo? Risponde il direttore del laboratorio, Abderahim Hilali: “Queste piantine sono destinate ai piccoli agricoltori dei palmeti e delle oasi marocchine, per aiutarli a migliorare il loro reddito e naturalmente per aiutarli ad affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici che in questi palmeti spesso si traducono in periodi di siccità”.