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Email di Hillary Clinton: queste le tappe dello scandalo


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Email di Hillary Clinton: queste le tappe dello scandalo

I messaggi di posta elettronica di Hillary Clinton sono nell’occhio del ciclone per due distinti scandali.

L’estate scorsa, l’FBI ha indagato sulle sue comunicazioni transitate da un server privato mentre era Segretario di Stato, dal gennaio 2009 al febbraio 2013.

Poche settimane fa, Wikileaks ha pubblicato migliaia di email trafugate dal server del direttore della campagna elettorale della candidata democratica, John Podesta.

Le tappe che hanno portato all’inchiesta dell’FBI

13 gennaio 2009: un ex consigliere di Bill Clinton registra il dominio clintonemail.com e crea un indirizzo privato per Hillary Clinton; nulla vieta a funzionari pubblici di utilizzare account privati per ragioni di lavoro.

2014: la Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti di Bengasi chiede documenti in merito; il Dipartimento di Stato si rende conto che non ci sono tracce degli scambi previsti dall’indirizzo ufficiale di Hillary Clinton.

Dicembre 2014: Barack Obama approva un aggiornamento delle procedure che introduce l’obbligo per i funzionari governativi di inviare allo Stato copia delle loro email di lavoro, se inviate o ricevute su account personali; Hillary Clinton fornisce 50.000 pagine di email relative a Bengasi.

10 marzo 2015: Clinton dichiara ai giornalisti di aver utilizzato il server privato solo per non dover gestire due diversi sistemi e afferma di aver consegnato oltre 30.000 email di lavoro al Dipartimento di Stato e di averne cancellate altre 31.830 che conisiderava personali.

4 marzo 2015: Clinton twitta: “Voglio che il pubblico veda le mie email. Ho chiesto allo Stato di pubblicarle. Mi hanno detto che le esamineranno al più presto per renderle disponibili.”

22 maggio 2015: viene diffuso un primo blocco di email, per la maggior parte relative a Bengasi; si tratta di circa 300 messaggi, ovvero 850 pagine.

26 luglio 2015: Clinton afferma di non aver inviato mail con informazioni riservate dal suo account privato mentre era Segretario di Stato.

8 settembre 2015: Hillary Clinton si scusa per la vicenda delle email con una dichiarazione sulla sua pagina Facebook.

14 gennaio 2016: rispondendo con una lettera in merito all’inchiesta della Commissione parlamentare, l’Ispettore generale dell’intelligence Charles McCullough scrive che alcune delle email transitate dall’account privato di Clinton contevano informazioni riservate o addirittura “top secret”.

4 febbraio 2016: si scopre che anche gli ex Segretari di Stato Colin Powell e Condoleezza Rice avevano ricevuto su account personali dei messaggi con informazioni segrete.

Luglio 2016: l’FBI conclude l’indagine sulle email di Hillary Clinton, dichiarando che è stata “estremamente incauta” nel gestire le informazioni riservate, ma il direttore dell’agenzia, James Comey, giudica che non ci sia ragione per procedere.

Ottobre 2016: il direttore dell’FBI James Comey scrive in una lettera al Congresso che sono state rinvenute altre email, rilevanti ai fini della precedente indagine considerata conclusa.

Le rivelazioni di Wikileaks

16 marzo 2016: WikiLeaks pubblica un archivio consultabile con 30.322 email e allegati inviati dal e al server privato di Hillary Clinton mentre era Segretario di Stato. Le 50.547 pagine di documenti coprono il periodo tra il 30 giugno 2010 e il 12 agosto 2014. Non si tratta di messaggi trafugati ma di PDF che lo stesso Dipartimento di Stato ha reso disponibili in seguito a una richiesta ai sensi del Freedom of Information Act.

11 ottobre 2016:
l’account del capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, John Podesta, è stato hackerato; Wikileaks pubblica le email; Podesta accusa il governo russo e Donald Trump e afferma che Wikileaks ha diffuso i messaggi per “distogliere l’attenzione dall’opinione pubblica dal video”: http://www.nytimes.com/2016/10/12/us/politics/hillary-clinton-emails-wikileaks.html?_r=1 in cui il candidato repubblicano si è vantato di comportamenti scorretti con le donne.

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