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Budapest ricorda la fine della rivoluzione dal volto umano


Ungheria

Budapest ricorda la fine della rivoluzione dal volto umano

Sono passati sessant’anni da quel 23 ottobre 1956 quando diverse migliaia di studenti scesero in piazza a Budapest per manifestare in solidarietà con gli studenti della città polacca di Poznań, dove una protesta per chiedere più democrazia, era stata repressa nel sangue dalle forze dell’ordine.

L’Ungheria era un paese comunista, una nazione satellite dell’Unione Sovietica: paradossalmente Mosca si stava aprendo alla democrazia, criticando il culto della personalità di staliniana memoria. Ma perdere Budapest avrebbe significato uno smacco eccessivo.

Hungarian revolution: 60 years on

La manifestazione degli studenti si trasformò in una rivolta contro il governo filosovietico ungherese, guidato da András Hegedüs, e contro la presenza di truppe dell’Armata Rossa all’interno del paese.

“Quella fu una rivoluzione libertaria perché la gente era sotto un giogo all’epoca”, dice un pensionato all’epoca giovane.

La folla crebbe e abbatté una statua di Stalin e altri simboli sovietici. Si diresse quindi verso la radio di stato, dove, in seguito all’arresto di una delegazione, iniziarono i primi scontri violenti con le forze dell’ordine.

Continua il testimone oculare: “I sovietici videro la gente fare la coda per il pane, ma sfruttarono una scusa per aprire il fuoco e molte persone perirono. I corpi giacevano proprio qui. Ci furono anche elementi positivi. Dopo le proteste ottenemmo un po’ più di libertà e vivemmo meglio per un pò, non a lungo, ma un po’”.

Il 24 ottobre il Partito socialista operaio ungherese, nominò premier Imre Nagy che mostrò una rottura con il passato stalinista. Mosca inviò i carri armati e la rivoluzione fu soffocata nella culla. Nel giugno del 1958, il nuovo governo ungherese impiccò Nagy.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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