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Privacy e tutela sui social

Siamo sicuri che la nostra privacy sia al sicuro quando inviamo un sms o quando chattiamo sui social media?

Non sempre, stando al rapporto di Amnesty International pubblicato oggi.
Secondo lo studio dell’organizzazione dei diritti umani, condotto su 11 app, due colossi di messaggistica istantanea, come Snapchat e Skype di Microsoft, non adottano le protezioni minime in materia di privacy.

Sherif Elsayed-Ali,
Amnesty International:

“La privacy è un diritto, è uno dei diritti fondamentali; per cui quando inviamo un messaggio agli amici, ai nostri cari, alle famiglie, vorremo che rimanessero privati e non vorremo che compagnie, governi venissero a conoscenza del contenuto”.

Secondo lo studio di Amnesty, anche il Blackerry è poco performante in materia di privacy, mentre la cinese Tencent è l’ultima in classifica.
E comunque solo tre aziende su 11 hanno impostato in automatico il sistema di crittografia ‘end-to-end’.
Che consiste in questo come spiega Amnesty:

“Le aziende in effetti possono mettere a punto un sistema molto semplice di crittografia per proteggere la privacy, grazie al quale i dati condivisi possono essere
visti solo da chi li invia e da chi li riceve”.

È ovvio che la tutela assoluta non è esiste, nonostante tutto applicazioni come Facebook messenger e WhatsApp sono risultate le migliori nel proteggere la privacy degli utenti.
I giovanissimi, che usano in modo massiccio e indiscriminato i social, sono i più vulnerabili.

Amnnesty lancia l’allarme:

Sherif Elsayed-Ali,
Amnesty International:

“Se non ci impegniamo a costruire un forte sistema di protezione adesso, incluso il sistema di crittografia, ci sveglieremo fra 20 anni senza alcuna tutela”.

Amnesty chiede alle aziende di high tech di informare gli utenti del livello di tutela di di crittografia utilizzato.

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