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Casa bianca, la corsa degli altri candidati: il libertario pro marijuana e la verde che perdona Snowden


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Casa bianca, la corsa degli altri candidati: il libertario pro marijuana e la verde che perdona Snowden

Avete mai sentito parlare di Jill Stein e Gary Johnson? Eppure sono candidati alla Casa bianca, rispettivamente per il partito verde e per il partito libertario.
Le loro chance di diventare presidente degli Stati Uniti d’America sono pari a zero ma sono pur sempre in corsa, nel pieno della campagna elettorale.

Ecco i loro profili e i loro programmi.

Jill Stein, verde, laureata in medicina ad Harvard, vive a Lexington e ha provato per due volte senza successo a diventare governatore del Massachussets nel 2002 e nel 2010. È sposata, ha due figli e se dovesse vincere le elezioni vorrebbe Edward Snowden nel suo staff.
“Il suo programma elettorale?”: http://www.jill2016.com/ tagliare le spese militari del 50 %, assicurazione sanitaria per tutti gli americani, abolire il debito contratto dagli universitari per pagarsi gli studi, arrivare al 100 % di energia pulita e rinnovabile entro il 2030. A giugno Jill Stein ha anche lanciato un appello a Bernie Sanders, un «Uniamo le forze» ma il candidato democratico, dopo aver perso le primarie, ha annunciato il suo appoggio a Hillary Clinton.
Recentemente in un editoriale su The Guardian, Jill Stein ha dichiarato che se dovesse essere eletta presidente nelle elezioni di novembre 2016, non solo perdonerà Snowden, che attualmente si trova a Mosca e se dovesse tornare in territorio statunitense sarebbe processato, ma gli darà un incarico nella sua amministrazione. Per Stein, infatti, l’ex della NSA ha fatto bene a rivelare i programmi americani di controllo di massa poiché i giudici hanno più volte definito « illegale » la sorveglianza dei cittadini senza una ragione specifica – scrive la candidata.
Quanti voti prenderà Stein? Secondo le intenzioni di voto tra il 3 e il 4 %.

Nei polls è invece dato intorno al 6,5 % Gary Johnson, il candidato libertario diventato famoso per ignorare Aleppo firmando una “gaffe in diretta televisiva”: http://www.nbcnews.com/card/gary-johnson-what-aleppo-n644731a quando a una domanda sulla città siriana ha risposto con un «What is Aleppo?».
Nonostante questo il contatore dei finanziatori privati sul suo sito continua a correre e Gary Johnson, uomo d’affari ed ex governatore del New Mexico per due mandati fino al 2003, ci riprova. Aveva già tentato di arrivare alla casa bianca nel 2012 racimolando lo 0, 9 %, circa 1,3 milioni di voti. Alle elezioni di novembre 2016 potrebbe drenare voti a Donald Trump in stati chiave sebbene i due abbiano opinioni diverse su cavalli di battaglia della campagna elettorale come il trattamento dei migranti.
Infatti Gary Johnson presenta un programma con posizioni molto piu morbide: «sono stato governatore del New Mexico, uno stato di confine, so che il problema dell’immigrazione non si risolve alzando un muro – scrive» ; qualche punto in comune con Trump, invece, su questioni economiche: Johnson, imprenditore come il tycoon repubblicano, annuncia tagli delle spese inutili per contrastare la crescita del debito pubblico americano definito «una minaccia», e invoca tagli alle tasse sulle imprese.
Apertura, invece, su diritti civili e libertà personali. Il candidato libertario nel suo programma difende l’aborto come una libera scelta e, diversamente dai repubblicani, è per a legalizzazione della marijuana.
Con un profilo vicino ai democratici sui diritti civili e da liberista in economia, Gary Johnson potrebbe attrarre i voti degli scontenti sia dal fronte repubblicano che democratico e in caso si assottigliasse il distacco tra Clinton e Trump potrebbe essere un vero terzo incomodo proprio come fu il candidato verde, per i democratici, nel 2000.
Nelle prime elezioni del nuovo millenio, infatti, la presidenza di George W. Bush fu decisa dalla vittoria in Florida per un pugno di voti sul democratico Al Gore. In quell’occasione, i democratici ritennero il candidato verde Ralph Nader, che prese il 2 % dei voti a livello nazionale, responsabile di aver favorito di fatto la vittoria dei repubblicani.

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