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I difficili rapporti tra Russia e Turchia

Dal gelo dopo l'abbattimento di un jet russo da parte dell'aviazione militare turca all'intesa sul fronte economico ed energetico

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I difficili rapporti tra Russia e Turchia

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In meno di un anno i rapporti tra Mosca e Ankara si sono deteriorati dopo l’abbattimento nel novembre 2015, di un cacciabombardiere russo da parte dell’aviazione militare turca al confine turco-siriano, che ha innescato le ostilità tra i due paesi. Putin ha subito dato la colpa alla Turchia, definendo l’incidente una “pugnalata alle spalle che avrà serie conseguenze”.

La riconciliazione tra i due paesi avviene il 27 giugno, con il mea culpa di Erdogan che in una lettera a Putin si scusa per l’abbattimento del jet russo. Mosca allora decide di rimuovere le sanzioni nel settore turistico, severamente colpito dal calo degli arrivi russi, che a giugno sono scesi del 93% rispetto allo stesso mese dell’anno prima.

All’indomani del fallito colpo di stato del 15 luglio scorso, Putin è il primo ad offrire sostegno al Presidente turco, soprattutto dopo che l’Occidente decide di prendere le distanze dalla Turchia per le severe misure adottate contro i partecipanti al golpe.

Per sigillare la riconciliazione tra Mosca e Ankara l’8 agosto, è stato formalizzato l’incontro tra Erdogan e Putin a San Pietroburgo dopo più di sei mesi di rapporti raffreddati tra i due leader.

Simbolo di questo pragmatismo rinnovato, è l’ambizione dei due paesi a rafforzare i rapporti economici soprattutto sul fronte energetico, per raggiungere l’obiettivo di un giro d’affari di 100 miliardi di dollari all’anno.

Tra i progetti la ripresa da parte della Russia dei lavori per la costruzione della prima centrale nucleare turca ad Akkuyu nel sud del paese. La centrale il cui costo è stimato intorno ai 18 miliardi di euro servirà per portare la Turchia sulla strada dell’autonomia energetica.

I due paesi hanno anche l’obiettivo di riaffermare l’impegno nel portare a buon fine la realizzazione del gasdotto Turkish Stream che garantirà il passaggio del gas russo verso l’Europa attraverso il Mar Nero. Il progetto è stato annunciato alla fine del 2014 quando, con il dilagare della crisi in Ucraina, è stata abbandonata la costruzione del South Stream, bloccata dall’Unione Europea.

Nonostante la recente distensione delle relazioni trai due paesi, il problema resta la Siria. La Russia è infatti un alleato chiave di Bashar al-Assad, mentre la Turchia appoggia i ribelli che vogliono la rimozione del Presidente.