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Deutsche Bank: il colosso dai piedi d'argilla

Il timore del una nuova crisi, come quella innescata nel 2008 dal crollo di Lehman Brothers, ha scatenato la reazione dei mercati globali.

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Deutsche Bank: il colosso dai piedi d'argilla

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Il timore del una nuova crisi, come quella innescata nel 2008 dal crollo di Lehman Brothers, ha scatenato la reazione dei mercati globali.

Questa volta però è una banca europea a finire sotto osservazione. E non un istituto di credito qualunque ma Deutsche Bank che, nell’immaginario di molti, rappresentava il baluardo della correttezza e della solidità.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha chiesto 14 miliardi di dollari al colosso tedesco, accusandolo di aver venduto nel 2005 mutui sub-prime.

Deutsche Bank rifiuta di pagare la multa anche se potrebbe giungere a un accordo dal valore di 5,4 miliardi di dollari con la giustizia americana.

Trapelano intanto indiscrezioni su un piano di salvataggio che Berlino starebbe mettendo a punto, ma finora la cancelliera tedesca ha negato un possibile intervento per mettere in sicurezza Deutsche Bank.

Sulla scelta di Angela Merkel pesa tanto il timore di una reazione politica interna negativa quanto lo sguardo severo di altri Paesi europei costretti ad accettare le imposizioni di Berlino durante l’ultima crisi. Quello che Merkel vuole evitare è che si pensi che ci sono due pesi e due misure.

Dal canto suo, il nuovo amministratore delegato di Deutsche Bank John Cryan
ha fermamente negato di aver chiesto un qualsiasi aiuto al governo.

Per Deutsche Bank il futuro non si prospetta comunque semplice: il piano di ristrutturazione, che durerà 5 anni, prevede tagli di posti di lavoro e la chiusura di filiali in 10 Paesi.