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24 settimane: il film sull'aborto terapeutico


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24 settimane: il film sull'aborto terapeutico

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Avere un aborto molto tardi o tenere il bambino? È la domanda che si pone Astrid, la protagonista di “24 settimane”. Astrid è un’attrice di successo e il suo compagno è un produttore tv. Scoprono che il bambino che Lei ha in grembo è affetto da sindrome di Down oltre ad avere un grave problema cardiaco.

Si tratta del secondo film della regista Zohra Berrached ed è stato presentato in anteprima mondiale al festival di Berlino.

Per la difficoltà del tema, l’aborto terapeutico, la regista è stata costretta spesso ad affidarsi all’improvvisazione degli attori: “C’era un copione, ma per me era piuttosto una traccia. Alcune sequenze sono state girate così com’erano state scritte. Altre sono state interpretate sul momento. A volte ho detto agli attori: dite quello che volete e come volete, ma non fatelo com‘è scritto nel copione. Tutto ciò che volevo era la verità e che gli attori reagissero istintivamente. Per riuscirci ho dovuto applicare vari metodi”.

Uno dei metodi è stato quello di inserire alcuni elementi documentaristici nel film. Certi personaggi intepretano loro stessi. Il ruolo di protagonista è di Julia Jentsch che si è fatta conoscere nel mondo per il personaggio di Sophie Scholl, ne “gli ultimi giorni di Sophie” dove recita la parte di un membro della Rosa Bianca, un gruppo di resistenza antinazista. Verrà condannata a morte a 21 anni.

Julia Jentsch: “Mi sono detta: “santo cielo adesso incontriamo un vero medico e una vera psicologa e loro non hanno ancora letto il copione, ma dobbiamo comunque riuscire a girare la scena. Come faremo? Eppure alla fine ce l’abbiamo fatta”.

Bjarne Mädel: “Abbiamo voluto mixare film e documentario e credo che la cosa sia riuscita. Quando riguardo il film non ho mai l’impressione che alcune parti non siano recitate da attori professionisti. questa è la vita reale. Non vedete la differenza. Tutto si fonde molto bene”.

La coppia decide inizialmente di avere il bambino. Man mano che Astrid scopre i danni fisici del feto le cose cambiano.

Anne Zohra Berrached: “Ciò che ho appreso dirigendo questo film è stato che non potete giudicare su certi temi se non vi trovate in quella situazione. La gente che le vive prende forse delle decisioni diverse da quelle che avrebbe creduto di prendere”.

Il film è il ritratto di una donna che si ritrova intrappolata in un dilemma morale per cui non sembrano esserci soluzioni. A complicare la situazione il fatto di essere una stella dello spettacolo e quindi al centro dell’attenzione di spettatori e media. La regista Berrached non rende le cose facili agli spettatori. La pellicola ha già vinto molti premi e non mancherà di suscitare altri scandali.

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