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Il barile vola, i dubbi fioccano. Luci e ombre dell'accordo OPEC sul petrolio

L’OPEC abbandona la difensiva e rivendica il ritrovato ruolo di regolatore del mercato del petrolio.

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Il barile vola, i dubbi fioccano. Luci e ombre dell'accordo OPEC sul petrolio

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L’OPEC abbandona la difensiva e rivendica il ritrovato ruolo di regolatore del mercato del petrolio. Primo da otto anni a questa parte, lo storico accordo a sorpresa per il taglio alle quote di produzione maturato ad Algeri ha messo le ali al barile, che nelle ore successive all’annuncio è tornato sopra quota 47 $.

“Dovevamo accelerare questo processo – ha detto il Ministro dell’energia qatariota, Mohammed Bin Saleh Al-Sada – e, in qualche modo, redistribuire il peso degli aggiustamenti alla produzione, sia in seno ai paesi dell’OPEC, sia fra alcuni paesi chiave, al di fuori dell’OPEC, che hanno già manifestato il loro desiderio di cooperare”.

Vera svolta o segnale politico? Come interpretare l’accordo

Ottimismo anche sui mercati, per quanto di certo appaia al momento solo un taglio di 700.000 barili al giorno, che riporterebbe la produzione ai 32,5 milioni dello scorso marzo. Numerosi analisti sottolineano tuttavia come la positiva reazione dei mercati non debba trarre in inganno sulla portata dell’accordo. “Più che un fattore chiave nell’inversione delle dinamiche – ragionano alcuni – il compromesso di Algeri invia il segnale che l’OPEC è tornata a farsi sentire e a esercitare il proprio ruolo”. Nonostante indiscrezioni di alcune agenzie di stampa, per dettagli e modalità d’applicazione dell’accordo si dovrà attendere il vertice OPEC di fine novembre.

“C‘è uno scetticismo, rispetto all’effettiva messa in pratica di questo accordo – commenta Richard Hunter di Wilson King Investment Management – suggerito da come sono andate le cose in passato. A parte questo, resta poi l’interrogativo se all’iniziativa aderiranno anche paesi non membri dell’OPEC come, anzitutto, la Russia”.

Ufficialmente Mosca ha fatto sapere di esser pronta a congelare la produzione ai livelli record di settembre. Principale nodo da sciogliere è piuttosto lo spinoso dossier della distribuzione dei tagli fra i vari paesi, che fra due mesi terrà banco alla riunione dell’OPEC in programma a Vienna.

La crisi mette alle corde l’Arabia Saudita: le ragioni della svolta

Pochi mesi fa appena, l’allora Ministro del petrolio Ali Al-Naimi saudita si faceva portavoce della strenua difesa delle parti di mercato a scapito dell’andamento dei prezzi, sostenendo che cali di “20, 40, 50 o 60$ al barile” fossero irrilevanti. Specchio del voltafaccia a cui l’Arabia Saudita è stata costretta dal precipitare della sua situazione economica è la posizione poi abbracciata dal successore di Al-Naimi. “È necessario – ha detto il nuovo Ministro del petrolio, Khalid Al-Falih – che i prezzi salgano per incoraggiare gli investimenti sul lungo termine”.